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Addio a Compagnoni, toccò il cielo in cima al K2

E’ morto a 93 anni e nella sua vita compì una delle più grandi imprese dell’uomo, scalò una vetta impossibile, e fu il primo. Achille Compagnoni, l’uomo che per primo, insieme a Lino Lacedelli scalò la vetta della seconda più alta montagna del mondo, il K2 (8611 m) .

Achille, orgoglio italiano, una vita legata all’alpinismo, che già nella sua famiglia viveva radicata da generazioni, e per lui fu tanto naturale quanto ovvia la scelta di entrare a far parte del corpo degli Alpini, scelta che gli cambiò la vita facendolo diventare agli occhi del mondo, prima l’eroe italiano che scalò una montagna fino a quel momento inviolata, e poi per molti un bugiardo, a seguito della vicenda che si scatenò dopo l’impresa.

Infatti la vita di Compagnoni è stata questa, segnata da una macchia indelebile alla quale è difficile credere legata ad una vicenda ormai vecchia di 55 anni (era il 1954) che cominciò alla chiamata da parte di Ardito Desio per la scalata del K2, nonostante un’esperienza non così specifica per questo tipo di scalata né un’età adatta con già troppe primavere alle spalle per una montagna così. Tutto si snocciolò lassù, sul quel silenzio nella montagna, dove solo il vento spira e dove Compagnoni non rispose, almeno questo è quello che sembra, la verità sarà sepolta con lui venerdì a Cervinia dove ha sempre vissuto, ad una chiamata dei suoi compagni, Walter Bonatti e l’hunza Mahdi, che nonostante portarono le bombole fino all’ultimo campo base furono lasciati indietro dai due scalatori di punta, e sopravvissero al congelamento per miracolo, che temevano qualcuno potesse arrivare prima di loro.

Compagnoni negò sempre questa versione, fino alla morte, e qualunque sia la verità, anche se quest’ultima pare essere la più accreditata, anche perché confermata dallo stesso Lacedelli in occasione del centenario, Compagnoni non c’è più, e questo rende tutto il resto meno significativo, perché la gloria di questo campione che ha toccato il cielo, è destinata a rimanere immortale, anche se chi come Bonatti non riuscirà mai a perdonarlo, neanche il giorno della sua morte: “Non ho una parola da dire”, queste le sue parole.

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