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Alex Zanardi: "Mi ritengo un uomo molto fortunato", intervista esclusiva per Excite.it (audio)

di Giuseppe Latorraca - (twitter GiuseppeLatorra)

Dalla Formula 1 alla Indycar, dall'incidente del 2001 alle due medaglie d'oro nell' handbike conquistate alle recenti Paralimpiadi di Londra: Alex Zanardi si racconta a cuore aperto in una lunga e appassionata intervista rilasciata ad Excite, ricordando gli annni da pilota, il recupero dopo il terribile incidente (che gli privò delle sue gambe per sempre), la sua straordinaria forza di volontà e determinazione che ne fanno un esempio umano per i disabili e gli sportivi di tutto il Mondo: forza che ha riaffermato poco meno di due mesi fa, quando è diventato l'indiscusso simbolo delle Paralimpiadi di Londra: un eroe moderno che ha avvicinato allo sport tanti altri disabili e che ne fanno un modello di tenacia, coraggio e determinazione.

Ascoltarlo durante l'intervista ti apre il cuore e la mente. Zanardi è un fiume in piena. Parla con vigore dei suoi obiettivi sportivi e dei sacrifici costanti per raggiungerli: "Se sono riuscito a centrare certi obiettivi, è perchè non li ho mai vissuti come un dovere, ma come un "tentativo". Il tentativo è stato sempre la cosa più affascinante".

Alex Zanardi: foto dei suoi trionfi in handbike alle Paralimpiadi Londra

Il suo carisma ti pervade, il suo entusiasmo ti ammalia, le sue parole ti accarezzano l'anima. Ti accorgi di quanto sia terribilmente "umano", quando gli nomini il padre.
Alex fa una pausa, il tono della voce diventa sommesso e si incrina.
Nel '91, papà Dino era presente al suo esordio in Formula 1 al Gran premio di Spagna: "Quel giorno, gli chiesi di rimanere a casa perché mi sentivo più tranquillo. Lui disobbedì a questo desiderio. Nel giro di rientro ai box, ricordo di averlo visto arrampicato ad una rete alta 15 metri, esultare per la gara del figlio. Fu un momento molto dolce, perchè mi ritrovai a dirgli: "Ti voglio bene papà"".

Ascolta l'intervista "telefonica" di Alex Zanardi, rilasciata in esclusiva ad Excite

Non si è mai dato per vinto in vita sua. Continua a ripetere di esser stato baciato dalla Dea bendata: "Mi ritengo un uomo molto fortunato perché nella vita ho sempre potuto fare delle scelte, e oggi ancor più sono in questa bellissima situazione: decido di provare un'handbike, decido di applicarmi e riesco a trasformarla molto in un'attività di carattere professionale", della soddisfazione che sale giorno dopo giorno. La vera soddisfazione è sapere di aver fatto il massimo rispetto a quello che potevi fare quel giorno: prendere una nuova giornata come un'occasione per raggiungere qualcosa che avevi costruito il giorno precedente, finché gli obiettivi crescono, cambiano".

Parla dei suoi continui sacrifici sportivi e dell'esperienza di Londra "Quando vedi un atleta che ha qualcosa in meno di te, e lui raggiunge risultati stupefacenti, è normale e sentirsi ispirati, perchè ti vien da dire che sta sfruttando la vita come una grande opportunità, e ti vien voglia di alzarti e fare qualcosa".

Della sua esclusione alla prossima maratona di New York (che ha vinto l'anno scorso), dice: "Probabilmente gli organizzatori della gara hanno spinto per boicottare la nostra gara, che nel corso degli ultimi anni, aveva preso più attenzione, anche perchè i nostri tempi sono migliori, non per merito ma perchè "tecnicamente" si va più forte con un'handbike".
Parla della sua conduzione a "Sfide" e ricorda i suoi momenti più emozionanti in carriera: "Ne ho due su tutti: entrambi nell'Indycar, uno a Cleveland, quando rimontai furiosamente, facendo segnare i 18 giri più veloci della gara, e uno a Long Beach nel '98, quando feci 7 sorpassi in 7 giri. Ne vado molto orgoglioso."

Nato con la passione per la competizione e per i motori, ha iniziato a gareggiare sui kart a 14 anni, fino agli anni in cui ha vinto 3 Campionati Italiani ed uno europeo, che gli hanno permesso di gareggiare in Formula 3, ottenendo un secondo posto in classifica generale nel 1990.
Nel 1991 è entrato a far parte del magico mondo della Formula 1 grazie alla chiamata di Eddie Jordan.
Dal 1991 al '94 ha gareggiato con la Jordan, la Minardi, la Lamborghini e la Lotus, disputando 25 Gran premi.
Dal 1996 al '98, Zanardi ha corso negli Stati Uniti nella Indycar diventando una celebrità e vincendo i campionati del '97 e '98.
Tornato in Formula 1 nel '99 alla corte della Williams, ha disputato altri 16 Gran Premi.

Nel 2001 è ritornato in America nell'Indycar a bordo delle Reynard Honda, fino a quel tragico incidente del 15 settembre 2001 sul circuito del Lausitzring in Germania.
Zanardi si risvegliò 3 giorni dopo dal coma, senza le sue gambe. Ma la sua voglia di vivere e il coraggio presero ben presto il posto dello sconforto iniziale.
Sul letto d'ospedale, il dottor Claudio Costa, suo caro amico, disse apertamente "Questo uomo tornerà a fare tutto quello che faceva prima, camminare, guidare, sciare e soprattutto portare in spalla suo figlio".
Zanardi fece molto di più: non solo prese suo figlio Niccolò sulle spalle , ma divenne "Zanardi"!

Ripartì con estremo coraggio e determinazione, riprendendosi la sua vita e specializzandosi nell'handbike, divenendo in poco tempo il miglior interprete al Mondo in questa disciplina, fino agli ultimi successi delle Paralimpaidi di Londra 2012.
Nella vita di Zanardi non c'è solo la sport e i motori, ma anche la moglie Daniela e il figlio Niccolò, la passione per le barche, per l'America e le tagliatelle al ragù.


Ecco la lunga intervista esclusiva di Alex Zanardi con Excite.it.

1. Hai gareggiato in 41 Gran Premi di Formula 1, sei stato campione CART nel 1997 e 1998, campione italiano superturismo nel 2005, e due mesi fa, hai vinto due medaglie d'oro e una d'argento nell'"handbike" alle Paralimpiadi di Londra 2012.
Qual è il tuo prossimo obiettivo sportivo?

"Se la domanda parte da un simile preambolo, mi verrebbe quasi da dire che il prossimo obiettivo debba necessariamennte essere un altro super fuoco d'artificio.
Nella realtà, ritengo di essere stato molto fortunato nella mia vita a spararne diversi, e se ci sarà ancora l'opportunità, non mi tirerò indietro.
Se sono riuscito a centare certi obiettivi, è perché non li ho mai vissuti come un dovere, ma come un "tentativo". Il tentativo è stato sempre la cosa più affascinante.
Continuerò a vivere in questo modo. E siccome la mia vita è stata sempre l'opposto e penso che lo sarà ancora, cercherò di farlo allo stesso modo. Continuerò a correre in handbike, e magari fare qualche gara in auto.
"

2. Nella foto di Londra che ti ritrae raggiante subito dopo la tua prima medaglia d'oro, appari senza le tue protesi, mentre sollevi con forza la tua handbike. Quanta forza di volontà e quanti sacrifici c'erano in quelle braccia che ti hanno permesso di arrivare ai succesi di Londra?
"Per me, preparare quella gara è stato più bello che farla. Ho vissuto gli ultimi due anni con la mia passione, ogni giorno dedicato all'allenamento con grande gioia, e son riuscito a produrre un ottimo risultato. Se così non fosse stato, non ci sarei arrivato".

Paralimpiadi 2012: 28 medaglie per l'Italia. Zanardi protagonista

3. Hai affermato che: "Senza sport non so vivere. Mi considero uno che ha avuto tanto nella vita e continuo ad aggiungere. Di questo non posso che ringraziare la Dea bendata". Ti ritieni un uomo fortunato? Cosa rappresenta per te lo sport?
"Mi ritengo un uomo molto fortunato perché nella vita ho sempre potuto fare delle scelte, e oggi ancor più sono in questa bellissima situazione: decido di provare un'handbike, decido di applicarmi e riesco a trasformarla molto in un'attività di carattere professionale.
Oggi, l'handbike è anche il mio lavoro: non è soltanto la mia passione sportiva.
Oggi ho molte porte aperte, molte delle quali conquistate anche con il mio impegno, con la mia psssione, la mia voglia di fare sempre il massimo"
.

4. Sei un esempio per tutti gli sportivi e per i tanti disabili che vedono nello sport una forma di riscatto, di orgoglio, di fierezza. Cosa ti senti di consigliare a quei giovani disabili che vogliono avvicinarsi allo sport?
"Il consiglio è lo stesso che potrei dare ad una persona normodotata.
La vera soddisfazione è sapere di aver fatto il massimo rispetto a quello che potevi fare quel giorno: prendere una nuova giornata come un'occasione per raggiungere qualcosa che avevi costruito il giorno precedente, finché gli obiettivi crescono, cambiano.
Credo che nella vita occorre esser curiosi. La curiosità ispira dei sogni , e i sogni ispirano le passioni, e poi si mette in marcia, si prova.
Normalmente il primo tentativo ti pemette di conseguire un piccolo risultato sul quale costruire qualcosa di più grande che, se si trasforma in passione, diventa un meccansimo che ti porta a risultati di prestigio.
Il consiglio è quello di provarci sempre
".

5. Sei stato l'atleta simbolo ed il portabandiera italiano delle Paralimpiadi di Londra 2012, che ti ha portato tanta altra popolarità in Italia.
Durante quei giorni, c'è stata una dichiarazione dell'attore Paolo Villaggio alla trasmissione "La Zanzara" su Radio 24, che diceva che: "La Paralimpiadi di Londra fanno molta tristezza, non sono entusiasmanti, sono la rappresentazione di alcune disgrazie e non si dovrebbero fare perchè sembra una specie di riconoscenza o di esaltazione della disgrazia".
Visto il tuo ruolo, vorresti replicare e spiegare a chi la pensa coem lui qual è il significato simbolico dello sport e quanta forza possa dare un disabile?

"Se fossi d'accordo con Villaggio, non avrei fatto tutto quello che ho fatto negli ultimi anni e non avrei tratto quelle soddisfazioni.
Detto questo, ognuno ha il diritto di esprimere la sua opinione anche quando è distante dalla tua e non la condividi. E' un'opinone.
Ritengo che Villaggio abbia fatto questa affermazione prima di sedersi davanti alla televisione e guardarle: vedendola, magari avrebbe cambiato idea.
Ritengo che lo sport possa ispirar le persone, perché alla fine quando tu vedi un atleta conseguire un risultao, ti viene automatico pensare su quanto miglioramento quella persona abbia conseguito nella sua vita. E' una cosa alla quale tutti possiamo ambire, non solo nello sport, ma nella vita.
Se vedi Bolt, che è un marziano, è difficile concentrarsi su un miglioramento e non pensare che invece è nato con qualcosa in più. Ma se vedi le Paralimpiadi, secondo me, ci si ispira in modo più automatico.
Quando vedi un atleta che ha qualcosa in meno di te, e lui raggiunge risultati stupefacenti, è normale e sentirsi ispirati, perché ti vien da dire che sta sfruttando la vita come una grande opportunità, e ti vien voglia di alzarti e fare qualcosa
".

6. In occasione della "Venicemarathon" dell'anno scorso, hai compiuto un gesto di solidarietà straordinario, trainando il tuo amico Francesco Canali fino al targuardo, regalandogli la vittoria, dopo essere sceso dalla tua handbike. Cosa ha significato per te (e per lui) quel gesto? Ci racconti quel giorno?
"E' logico che avendo io stesso una forma di disabilità, ho un rapporto più semplice e diretto con chi ha problemi più gravi del mio, come Francesco Canali, che è una persona fantastica, un combattente.
E' uno che ha voluto fare quella gara con competitività.
Ci siamo divertiti entrambi e fatto una gara puramente "tecnica", anche se mi rendo conto che per chi l'ha guardata, è stato esattamente il contrario.
Quando siamo arrivati alla fine, mi sembrava giusto tagliare il traguardo prima di lui. Son sceso dal mio mezzo e gli ho detto che l'avremmo tagliato insieme. E' stato un gesto d'amicizia
".

Alex Zanardi, dall'esclusione della maratona di New York alla conduzione di "Sfide"

7. Perché non ti hanno voluto alla Maratona di New York del mese prossimo? "Per manifesta superiorità", hanno detto...
"Hanno fatto questa cosa buffa, perché da tempo c'è un po di attrito tra la Federazione e i rappresentati della carrozzina olimpica. Non so se sia questo, ma è una mia idea.
Ritengo che probabilmente gli organizzatori della gara abbiano spinto per boicottare la nostra gara che, nel corso degli ultimi anni, aveva preso più attenzione, anche perchè i nostri tempi sono migliori, non per merito ma perchè "tecnicamente" si va più forte con un'handbike.
L'anno scorso ho vinto e fatto il record
".

8. Esordisti in Formula 1 con la Jordan nel ‘91 al Gran premio di Spagna. Al rientro, nei box incrociasti lo sguardo di tuo padre, al quale avevi consigliato di rimanere a casa. Ci racconti le emozioni da te vissute quel giorno?
"Mio padre era una persona meravigliosa, simpaticissima, ma anche una bomba costantemente innescata che non sapevi quando sarebbe esplosa.
Gli chiesi di rimanere a casa perchè mi sentivo più tranquillo.
Avevo paura che poi magari avrebbe tolto il parrucchino a Eddie Jordan.
E lui disobbedì a questo desiderio. Nel giro di rientro ai box, ricordo di averlo visto arrampicato ad una rete alta 15 metri, esultare per la gara del figlio.
Fu un momento molto dolce, perchè mi ritrovai a dirgli: "Ti voglio bene papà"
".

9. Dalla Jordan alla Minardi e dalla Lotus alla Willimas: sei stato pilota di Formula 1 in 5 stagioni tra il 1991 e il 1999. E poi dal 2000 di nuovo nel Cart fino a quel drammatico incidente in Germania nel circuito di Lausitzring nel 2001. Qual è il ricordo più bello legato alla tua carriera da pilota?
"Ne ho due su tutti: entrambi nell Indycar: uno a Cleveland, dove tecnicamente feci la miglior gara della mia carriera sportiva. Ero quasi doppiato, ma rimontai furiosamente, facendo segnare i 18 giri più veloci della gara. Fu una gara pazzesca, la più bella che abbia mai fatto.
L'altro bel ricordo è legato a Long Beach nel 98, quando feci 7 sorpassi in 7 giri. Ero doppiato e superai Bryan a due giri dalla fine con un sorpasso calcolato con audacia e abilità. Ne vado molto orgoglioso, perché lo avevo pensato proprio in quel modo
".

10. Il tuo amico, il dottor Claudio Costa ti vide sul letto d'ospedale dopo l'incidente del Lausitzring, disse: "Questo uomo tornerà a fare tutto quello che faceva prima, camminare, guidare, sciare e soprattutto portare in spalla suo figlio". I fatti gli hanno dato ragione"
"La prima cosa fu prendere mio figlio Niccolò sule spalle. Il resto è venuto da solo"

11. Quest'anno, sei il conduttore di SFIDE su Rai3. Hai già raccontato le gesta di Villenevue, gli eroi del "Mundial 82", Simoncelli, Bonatti (ieri sera). Cosa significa per te la parola "sfida"... tu che di sfide ne hai fatte tante in vita tua?
"Sfide" racconta la storia degli uomini, cerca di entrare nella mente degli uomini per capire cosa scatta e cosa spinge un uomo a fare al meglio una determinata cosa.
Paradossalmente, l'attività sportiva diventa accesoria al leit motiv del racconto. E' questa la forza del programma, che a me piace tantissimo.
Oltre allo sport, che è sempre nelle mie corde, ritrovi sempre quel comune denominatore, che è la passione, il desiderio di prendere la vita come una grande opportunità per fare al meglio qualcosa che si ama tantissimo: alcune storie hanno epiloghi meravigliosi, ma altri, purtropppo, molto tristi come nel caso di Villenevue e Simoncelli. Fa parte della vita, che è bellissima ed amara allo stesso tempo
".

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