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Alinghi è pronta, e Bertarelli “ringrazia” Oracle

Prima il varo l’8 luglio a Ginevra, poi il volo che l’ha portata fino a Genova, ma finalmente per Alinghi è ora di mare. Appena toccata l’acqua ecco scintillare questo gioiello di tecnologia pronto per sfidare Oracle in Coppa America, , un catamarano gigante che nei suoi test sta già strabiliando il mondo per le velocità raggiunte.

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Il fatto poi che Alinghi sia svizzera inevitabilmente strappa qualche sorriso, ma pochi però perché Ernesto Bertarelli, che ha inventato Alinghi, sa bene che la barca che ha realizzato è un sogno: «Nonostante le dimensioni dà la sensazione di leggerezza e di velocità. «Quando si vede una barca come questa non si può non essere felici, e dobbiamo ringraziare gli americani - dice Bertarelli riferendosi alla battaglia legale di Larry Ellison per avere una sfida a due - se oggi siamo davanti a una barca come questa».

«Quando li ho provati la prima volta mi sono chiesto: ma fino ad ora cosa ho fatto in barca? – racconta l'ex imprenditore del farmaceutico e delle biotecnologie - I multiscafi ti fanno volare, hanno un'accelerazione che mette in gioco tutto, pesi, stabilità, forza di gravità. Sono velocità pura. Perché poi bisognerebbe andare piano in barca se si può correre così, quasi volando?». Questo era il desiderio, e questo è quello che accade, perché quando Alinghi è in mare, e il vento raggiunge i 6 nodi, le sua ali si aprono e sembra che plani in mare mentre viaggia a 25/30 nodi (45-55 chilometri all'ora).

«Sono felice per una realizzazione che è un'insieme di tecnologia e capacità umane dell'equipaggio, dei progettisti. Se poi in più posso anche andare in barca, cosa chiedere di più?», continua Bartarelli che assapora la possibilità di esserci lui al timone di Alinghi questa volta, data anche la sua grande esperienza con i catamarani: «Ora sono al timone solo perché ho un'esperienza ventennale sui multiscafi sul lago. Se posso dare il mio contributo lo faccio volentieri». «E' bello – continua -, semplicemente. Dopo un paio di volte non si sente poi tutta questa differenza con altre barche, si pensa a come navigare al meglio. Però, certo, se si guarda sotto si capisce che ci sono 15, 20 metri tra noi e il mare: un po' d'impressione la fa».

L’unico dubbio rimane sulle condizioni atmosferiche, perché: «ospitare una Coppa America è un onore ma anche un responsabilità. Siamo sicuri che negli Emirati Arabi ne saranno all'altezza. Ma la scelta è stata fatta per motivi tecnici. E' difficile trovare in febbraio, periodo imposto dalla corte, un luogo nell'emisfero Nord con brezze determinate da differenze di temperatura fra terra e mare, quelle ideali per i multiscafi. Anzi, era impossibile. Ras Al-Khaimah offre queste condizioni».

Oracle per conto suo ha lavorato tanto, e tra gli addetti ai lavori la barca viene chiamata DoGzilla, tanto per far capire quanto è grossa è cattiva, mentre Alinghi punta sulla leggerezza, sarà una sfida mai vista, qualcosa di incredibile: «questa, in fondo, è l'essenza della prima Coppa America – sottolinea Bertarelli - : un defender e uno sfidante, con due barche che sono il meglio della tecnologia del momento».

«Fino al 2000 nessuno sapeva nemmeno che in Svizzera, oltre agli sciatori, ci fossero anche dei velisti – conclude ridendo sotti baffi - . Sui multiscafi abbiamo oltre 20 anni di esperienza maturata proprio sul lago. E tanta di quell'esperienza di chi fa vela sul lago di Ginevra è servita a realizzare Alinghi 5. Nessuno però immaginava che al cioccolato e agli orologi sapessimo anche fare barche. Vogliamo che la Svizzera batta l'America».

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