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Alinghi non ci sta, vuole gli Emirati! Buio sull’America’s Cup

Ormai l’America’s Cup è più una questione di tribunali più che di regata. Ennesimo capitolo per la vicenda che più che una manifestazione sportiva sta diventando una sorta di spy story, dove a questo punto sembrano più importanti i giochi di potere rispetto all'evento in sè stesso.

Inizialmente infatti Alinghi, l’imbarcazione svizzera, facendo appello alla sentenza del giudice Cahn che nel maggio 2008 aveva deliberato che il team svizzero poteva scegliere "Valencia o qualsiasi altra località", aveva scelto gli Emirati Arabi come sede dell’America’s Cup, scatenando il ricorso vinto poi da Oracle, grazie ad una nuova sentenza, quella del giudice Komreich del 30 ottobre scorso, che rigettava Ras Al Khaimah come sede dell’America’s Cup.

Ma Alinghi non ci sta ed ecco quindi l’ennesimo controricorso nel quale il team svizzero spiega di aver scelto gli Emirati Arabi "per le infrastrutture offerte dal paese ospitante e l'esperienza nell'organizzazione di eventi sportivi di livello mondiale", ponendosi quindi "contro la decisione, che rigettava la scelta di Ras Al Khaimah negli Emirati Arabi come sede della 33/a America's Cup".

A questo punto la vicenda puzza e la domanda sorge spontanea. Perché Oracle è così ostinata nel non voler competere l’America’s Cup negli Emirati Arabi? O se volete girarla in un altro modo, perché Alinghi vuole a tutti costi gli Emirati Arabi? Semplici questioni legate clima e imbarcazioni o interessi economici che vanno al di là dell’immaginabile? A questo punto sarebbe anche giusto nei confronti di chi ama questo sport che vengano date delle risposte soddisfacenti.

Stesse risposte che aspetta anche la Societè Nautique de Geneve (SNG) che ha chiesto la procedura d’urgenza affinché si evitino ritardi nello svolgimento della gara, anche se, ad oggi, siamo ancora in “alto mare”…

 (foto © LaPresse)

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