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Berlino 2009, Italia: un disastro Mondiale

Un Mondiale così l’Italia non l’ha mai visto, neanche nei suoi incubi peggiori. Nessuna medaglia ed una tristezza quasi ossessiva stampata in volto dopo ogni gara, ogni maledetta gara nella quale gli azzurri si sono dovuti arrendere ad avversari sempre troppo forti.

Certo, passi pure qualche piccola consolazione come il settimo posto di Gibilisco, il quarto di Giorgio Rubino nei 20 km di marcia, ancora il quarto di Antonietta Di Martino, o il sesto posto, infine, nella finale della 4x100, ma il resto è da cestinare. Quello che spaventa è l’assenza dei talenti, se infatti nel nuoto per esempio è sorta Federica Pellegrini, nell’atletica quel fenomeno alla Bolt capace di far sorridere ed emozionare non è ancora arrivato, in nessuna disciplina.

E così ancora una volta il primo posto nel medagliere se l’aggiudicano gli Usa che hanno conseguito 10 medaglie d'oro, 6 medaglie d'argento e 6 di bronzo, precedendo la Giamaica, vera e propria sorpresa, che oltre alle medaglie di Bolt si portano a casa 7 ori e 13 totali, davanti ad un'altra grande sorpresa di Berlino, il Kenia, che si aggiudica ori e 11 totali.

Dietro c’è poi la Russia, che ha si più medaglie del Kenia, ma qualitativamente meno splendenti, che si piazza davanti a Polonia, Germania, Etiopia, Gran Bretagna, Sudafrica, Australia, l’Italia come detto è ferma a zero.

Il punto in questo disastro mondiale forse lo focalizza bene solo Gibilisco: “Ci mettano in condizione di prepararci bene, lo dico io che sono venuto qui da finanziere in aspettativa senza stipendio e contributi per la pensione", ma fino a che punto anche questa è un’attenuante? I corridori sarebbero più veloci se avessero più soldi? Gibilisco avrebbe saltato più in alto? E cosa dovrebbero dire allora i keniani o gli stessi giamaicani? Tutta gente che corre e sia allena in piste mezze sfasciate o nel deserto…

Il verdetto che questi Mondiali hanno sancito, senza se e senza ma, è che siamo indietro, e che servirebbe una squadra più competitiva, e in generale una riforma che parta dalla scuola, affinchè i giovani abbiano la possibilità di mettere in luce le proprie qualità e soprattutto di appassionarsi all’atletica…perché non sono i soldi a portare a casa i risultati, sono la passione, l’impegno ed il talento, doti rare in questi “tempi di crisi”…

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