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Bettini inconsolabile: ‘Mi chiedo si Dio c’è oppure no…’

E’arrivato subito all’Ospedale di Pistoia anche Paolo Bettini per piangere la morte dell’amico Franco Ballerini, quasi un fratello, che purtroppo non è sopravvissuto al terribile schianto della Renault Clio alla quale faceva da navigatore. C’era Alessandro Ciardi alla guida di quell’auto che tante volte proprio Bettini aveva guidato con al suo fianco l’allenatore della nazionale di ciclismo, ecco perché le sue parole sono tra le più ricche di sofferenza e dolore.

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Voi siete pazzi, ci dicevano. Si riferivano al ciclismo, alle corse, alle discese. Voi siete pazzi, ci ha detto anche Valentino Rossi. I pazzi siete voi, gli rispondevamo. La verità è che se non si è un po’ pazzi, non si corre. Né in moto né in bici e forse neanche a piedi. La nostra è sempre stata una vita di corse, e di corsa. Non siamo stati da pantofole. Eppure, con tutte le pazzie corse e ricorse, doveva succedere non nudi su due ruote che sfiorano la strada su una gomma di un centimetro, ma in una macchina, nata per essere sicura. Ero a casa quando mi è arrivata, stamattina, una telefonata. Ha avuto un incidente, è grave, molto grave, lo stanno rianimando, sembra che ce la possa fare. Il guaio è che una telefonata così mi era già arrivata un’altra volta: la prima volta ci credi, ci vuoi credere, la seconda capisci al volo che non è vero. Sono corso qui, all’ospedale. Mi hanno detto che era di là. Ho voluto andarlo a vedere, perché non ci credevo, e se non lo avessi visto, non ci avrei creduto. L’ho visto. Disteso, concentrato, silenzioso. Come se fosse concentrato su quello che doveva fare. Voglio credere che non si sia accorto di niente, non ne ha avuto il tempo, forse era veramente concentrato sul percorso, una curva a destra, un rettilineo, poi una curva a sinistra. A quella curva a sinistra non è mai arrivato. Franco era uno che, come me, non si tirava mai indietro. Ad altri, forse, sembra che il tempo ci sia sempre, a noi, e a quelli come noi, no. Gli altri aspettano che l’occasione passi sotto la loro finestra, noi no, noi la portiamo sotto la nostra finestra pur di vederla passare. Quando eravamo insieme, si tornava bambini: prima nel ciclismo, poi anche nei rally, e sempre nella vita. Noi due, le nostre famiglie, la famiglia del ciclismo. E adesso, adesso non lo è più, adesso mi chiedo se Dio c’è oppure no, adesso è un casino’.

Addio Franco…

 (foto © LaPresse)

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