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Boxe, gli eroi dei Welter: Pacquiao e Foreman

Sono due gli eroi della boxe che in questa giorni stanno riempiendo le pagine dei giornali, due atleti di che non hanno muscoli giganti o potenza fuori controllo, come siamo abituati a vedere nei grandi match, ma che però sono mossi da ambizioni personali e motivazioni che vanno ben oltre la forza fisica.

Il primo è il pugile filippino Manny Pacquiao che solo ieri ha portato a casa, battendo il portoricano Miguel Cotto sul ring di Las Vegas, il titolo dei pesi Welter aggiudicandosi il settimo titolo in sette diverse categorie, un’impresa che nella sua patria lo ha reso un eroe, tanto che l’intero paese si ferma quando lui combatte.

Il secondo invece è Yuri Foreman, nuovo campione del mondo dei Super Welter, dopo aver superato a Las Vegas il portoricano Daniel Santos, e nientemeno che un rabbino ebreo. Anche la sua impresa tra i suoi connazionali non verrà certo dimenticata: innanzitutto perché è il primo ad ottenere un successo di questo tipo e poi, soprattutto, per le modalità con le quali questo successo è arrivato, aggrappandosi alla propria fede, pregando e recitando le sue preghiere durante tutto il match.

"Sono molto fiero di quello che ho fatto, per Israele e per Brooklyn, e di dimostrare che gli ebrei possono combattere", questo il commento dell’eroe del giorno, e l’ennesima dimostrazione di grinta e di voglia di farcela che molto spesso hanno solo quelli che praticano questo sport. Che sia desiderio di rivincita, rivalsa o gusto per la lotta questi pugili sono tanto amati in patria perché sono l’emblema della riscossa, che sia quello di un popolo che per anni ha dovuto, e deve tutt’ora, combattere con la miseria (Pacquiao) o quello di un popolo da sempre costretto a subire e che finalmente in un eroe (Foreman) vede un appiglio insperato.

 (foto © LaPresse)

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