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Burress attende la sentenza, l’ex quarterback finirà in carcere

Una carriera stroncata da una sciocchezza, ma non solo, una vita. E’ la storia Plaxico Burress, ex wide receiver dei New York Giants, che nel 2008, era il 29 novembre, entrò in un night in un night club di New York City e si sparò accidentalmente ad una coscia, fatto che gli costò lo stop per la gravità della ferita, la sua carriera nel football dato che venne squalificato (solo qualche mese prima aveva regalato il Super Bowl con il touchdown decisivo)e anche la libertà.

Si perché per Burress è scattata la condanna a 2 anni di reclusione per porto d’armi illegale, pena che con la buona condotta potrà scendere a 20 mesi, ma questo non cambia la tragedia di un uomo distrutto per una sciocchezza che gli è costata tutto: "Mi sono messo nei guai da solo, e adesso me ne devo tirare fuori".

"Siamo andati in un night club e avevo la pistola con me - ricorda Burress dalla sua casa in Florida -. La sicurezza mi ha perquisito e mi ha fatto entrare. Ero dentro da meno 5 minuti, ma il posto era affollato e tanta gente mi si avvicinava. La sicurezza allora mi ha offerto un posto più tranquillo in cima a delle scale. Ero sugli scalini, sono inciampato e ho sentito che la pistola cominciava a cadere: allora ho cercato di prenderla per fermarla, ma con un dito ho colpito proprio il grilletto. Quante possibilità c'erano che succedesse? Comunque non ho capito immediatamente quello che era successo, anche perché nessuno aveva sentito lo sparo. Ho continuato a camminare, ma poi mi sono accorto che avevo i pantaloni bagnati, ho guardato le scarpe e ho visto che c'era del sangue sopra. Solo allora ho capito cosa era successo. La fondina? Non ce l'avevo, è stato un errore".

"Non ho mai dato peso alle conseguenze. Se l'avessi fatto non avrei mai portato una pistola in un night club" – continua l’atleta pensando a quello che gli accadrà in futuro — "Mi guardo allo specchio ogni mattina e mi dico che devo rimettermi in pista e tornare a fare quello che amo. Tra quattro o cinque anni vorrei potermi guardare indietro e dirmi che ho preso delle cattive decisioni che mi hanno portato lontano dal football, un lavoro che amo".

Ma ora c’è la pena da scontare in carcere, e vicino a lui uno psicologo per aiutarlo a superare questo trauma: "Non so davvero cosa aspettarmi - dice con gli occhi che diventano lucidi -. Nessuno vuole andare in prigione, ma io devo fare i conti con le conseguenze delle mie azioni, cosa a cui non ho mai dato peso. Se l'avessi fatto probabilmente non sarei mai andato in un night club con una pistola". La sentenza è attesa per il 22 settembre, e da li potrebbe finire direttamente in cella: "In attesa di quel giorno passo più tempo possibile con la mia famiglia. La cosa più dura per me sarà stare lontano da mio figlio e mia moglie, che è incinta. Stiamo per avere una bambina, ma io non sarò lì quando nascerà. Accettare questo è davvero difficile".

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