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Calligaris: "Pistorius, storia strappalacrime ma..."

Dopo gli apprezzati commenti sul caso Laure Manaudou, Novella Calligaris ritorna su Excite per una riflessione su Oscar Pistorius, l'atleta paraolimpico estromesso da Pechino 2008. A lei la parola.

Oscar Pistorius fuori dalle Olimpiadi! Portiamo Pistorius a Pechino 2008! Chi ha paura di Pistorius? Il sogno infranto del Cenerentolo…! e cosi via.

Titoloni, servizi televisivi, anche da parte di chi di solito ignora lo sport e i suoi campioni. Già, ma questa volta il caso valeva pure un buon ascolto o tiratura, non fa nulla se si ignorano le regole, non fa nulla se non ci si documenta, l'importante è vendere e in questo caso il prodotto o merce in vetrina è pregiata, è un ragazzo di ventuno anni amputato che corre con delle protesi e vorrebbe cimentarsi con i normo dotati.

Una storia che colpisce, che fa breccia, che arriva al cuore della gente, è un fumettone appassionante, strappalacrime, insomma da cassetta.

E allora via apriamo a tutta pagina lanciamoli tra i titoli. In tanti si sono riempiti la bocca, gonfiato il petto, fatto sondaggi per sostenere, per far dare ( a sentir loro ) il passaporto per i giochi olimpici a quello straordinario atleta diversamente abile che è Oscar. Peccato che, fatte le debite eccezioni, questo esercito di avvocati difensori non si sia documentato, non abbia innanzi tutto dato una corretta informazione al pubblico sulle procedure su come e chi poteva esaminare l'idoneità dell'atleta e su come e chi ti consente di partecipare alle olimpiadi in qualsiasi sport, ma si sia fermato solo sui punti che facevano scalpore .

Premetto la mia totale ammirazione non solo per Pistorius ma per tutti gli atleti diversamente abili, che hanno il diritto degli onori della cronaca per quanto fanno sui campi e nella vita, e che devono essere rispettati come soggetti e non appunto come oggetti per far notizia. Detto ciò cerco di spiegare come stanno veramente le cose:

1) Chi decide l'idoneità dell'atleta non è il Comitato Olimpico Internazionale, citato a sproposito da molti, ma la IAAF ovvero la federazione internazionale di atletica leggera attraverso un apposita commissione che studia il caso con i pro e i contro

2) Se Pistorius fosse stato ritenuto idoneo a partecipare alle gare con i normo dotati non sarebbe automaticamente andato a Pechino ma avrebbe dovuto come tutti superare due step a) il tempo limite b) qualificarsi tra i primi tre in Sud Africa, nazione per cui gareggia.

La commissione IAAF ha deciso di non ammettere non tanto Pistorius ma le le protesi da lui usate in quanto danno più vantaggi rispetto agli svantaggi del suo handicap . La sentenza quindi è frutto di uno studio biomeccanico per far si che tutti gli atleti gareggino ad armi pari, e non facciamo falsa retorica tirando in ballo il doping perché quella è un'altra storia da combattere in altra sede e per tutti.

Le protesi di Pistorius sono in fibra di carbonio e pesano pochi grammi rispetto ai chili di muscoli ed ossa dei colleghi normodotati , sono più elastiche, hanno maggior assorbimento di energia (+30%), la caviglia meccanica porta ad minor perdita di energia (-32%) tutto questo porta poi ad un minor consumo (-25%). Ovviamente bisogna tener conto degli svantaggi: la non sensibilità del terreno, difficoltà di equilibrio in curva e tempi più lunghi in partenza per portarsi nella posizione eretta. Paradossalmente ora è è messa in discussione anche la sua partecipazione alla Paralimpiadi o quanto meno la categoria in cui ha gareggiato ad Atene dove aveva conquistato l'oro nei 200 e il bronzo nei 100 piani, alcuni suoi avversari come Shirley si rifiutano di gareggiare con Pistorius.

Come sostiene il vice presidente del Coni, rimpianto commissario della federazione calcio e presidente della federazione dei diversamente abili: "Bisogna trovare un punto di equilibrio. Questa vicenda è un passo avanti per la ricerca a vantaggio di tutti gli amputati sportivi e non , perché se le protesi non sono ammesse per gareggiare ma migliorano la vita dei disabili ben vengano". Quindi il succo o la sintesi di quanto sopra è: cerchiamo di non fare buonismo gratuito. In fondo se vogliamo per la Iaaf era più semplice e gratificante in termini d'immagine dire si a Pistorius e poi far sgonfiare la storia con una probabile non qualificazione.

Saranno anche dei burocrati ma viva Dio almeno hanno avuto il coraggio di mettere uno stop ad un processo che non si sa dove poteva portare, forse alle molle sotto le protesi dei saltatori in alto o all'elica per i nuotatori o più semplicemente all'atleta bionico a cui si sostuire pezzi di corpo per farlo andare più veloce?

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