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Censura web, le promesse non mantenute del Cio

Niente da fare. Censura era e censura resta. Anche in periodo Olimpico, anche per i giornalisti accreditati. Navigare sul web è e sarà limitato per tutti. Rassegnate le parole di Kevan Kosper, responsabile stampa del Cio.

"Il movimento Olimpico ha inavvertitamente ingannato i mezzi d'informazione. Se siete stati ingannati da quello che io ho detto in passato sull' accesso libero e completo ad Internet - spiega Kosper - mi scuso. Recentemente ho saputo che alcuni funzionari del Cio hanno concordato con i cinesi il blocco di alcuni siti. Io vorrei che fossero tutti aperti. Non sono qui per difendere la decisione dei cinesi. Io sono qui ad assicurare che i giornalisti possono scrivere sui Giochi. Mi dispiace che l'accesso non sia più ampio. Ma non posso dire ai cinesi cosa devono fare. Si tratta di un Paese comunista nel quale esiste la censura. Quello che si ottiene è quello che vogliono concedere".

Scrive il corrispondente di Repubblica Federico Rampini: "Sono 'invisibili' per un utente che si trovi sul territorio cinese ben 19.000 siti stranieri sgraditi, che vanno da quelli della Bbc ad Amnesty International, da Wikipedia ai missionari cattolici di Asianews. Una censura più selettiva è quella che consiste nell'oscurare con precisione chirurgica solo quelle schermate che contengono alcune delle parole proibite contenute in un corposo 'libro nero' del governo".

Ecco le motivazioni ufficiali della censura: "La ragione per cui non potete navigare su alcuni siti è che questi ultimi stanno compiendo atti illegali", ha poi ribadito Sun Weide, portavoce del Comitato organizzatore delle Olimpiadi (Bocog). "Questi siti - ha detto Sun - trasmettono informazioni che sono illegali secondo le leggi cinesi. Ad esempio, la propaganda della falsa religione denominata Falun Gong lede gli interessi della Cina". Una macchia che segnerà quest'edizione dei Giochi.

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