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Centralismo democratico d'argento

 di Zoro

Il concetto di colazione è relativo, almeno fino al giorno in cui riuscirò a procurarmi un cornetto con germogli di qualcosa o a distinguere le zuppe di pescecane dagli yogurt, ma non sono in un bed and breakfast e scrollarmi di dosso l'approccio vacanziero è necessario. Anche perché qui si corre, che tu sia atleta o figurante, devi correre, per vedere più cose possibili, per cercare di non perderti niente, impresa impossibile ma ambita anche dove l'importante è partecipare. Dovrei trovare il punto di passaggio, quello snodo cruciale tipico degli strusci di paese dove ti fermi e nel giro di un'oretta riesci ad incontrare tutti, a salutare tutti, a non perderti niente e nessuno, appunto.

Ma qui quel punto non esiste e si va a culo, o se preferite a sensazioni. C'era aria umida di medaglia alla Grande Muraglia, e là mi sono messo sulla punta dei piedi a scrutare l'orizzonte murato, con Xian che mi saltava davanti sventolando 8 bandierine gialle senza farmi vedere praticamente niente (né corsa, né Grande Muraglia), che sti cinesi so alti, non tutti 2 metri e 27 come il portabandiera miliardario, ma ad 1 e 90 ci arrivano in parecchi, e Xian è comunque più alto di me. Tra l'altro vedere dal vivo una corsa ciclistica non ha senso, non tanto perché mentre guardi questi che si fanno il culo ormai sei divorato dalla tentazione di scommettere su chi di loro sarà il primo a venire tanato dall'antidoping, quanto perché della gara non capisci niente.

Ecco, nel ciclismo il punto fisso d'osservazione non serve, vedi tutti quelli che passano, proprio come nello struscio del paese, ma non capisci un cazzo della gara, e quindi non serve. Allora ho chiesto a Xian di portarmi al traguardo, dove ovviamente stava piazzato il 99% dei giornalisti. A quel punto devi fingere conoscenza del posto e farti largo tra folla e sicurezza guardando dritto di fronte a te, fissando un punto indefinito dell'orizzonte che non c'è, materializzando negli occhi tuoi ma soprattutto in quelli cinesi di chi ti si para davanti la sagoma di un collega che ti sta aspettando, e insomma sta gente facesse largo, che tu lì devi lavorare, mica sventolare bandierine o fare foto nella nebbia. Ecco, se fai così, passi, la grande muraglia si sgretola e dopo un po' un inviato bulgaro ti si avvicina per chiederti lumi su cose che neanche lui ha visto, ma pensa, data la sicumera, che abbia visto tu. Ecco, al bulgaro avrei potuto raccontare qualsiasi cosa e quello l'avrebbe scritta sul principale giornale di Sofia, ma non l'ho fatto sarà per la prossima volta.

E comunque è quasi tutto vano, perché quando arrivo al traguardo sono già arrivati tutti i primi e buona parte dei secondi, e un tecnico Rai ti dice senza guardarti che uno spagnolo ci ha fregati sul fotofinish e ormai quando gli Italiani parlano degli Spagnoli lo fanno con un contorno di "mortacci loro sti fii de na mignotta" che un tempo si riservavano ad altri, per lo più Francesi. Ho cercato con lo sguardo Bettini, che con quel cognome mi suonava sinistramente più familiare degli altri, pensando che fosse lui quello arrivato secondo e invece no, lui era arrivato decimo, forse, o qualcosa del genere, e però stava incazzato perché qualcuno aveva deciso che quest'anno non dovesse vincere lui ma un altro, che poi è arrivato secondo. Tutte scuse o ordini di scuderia, da quello che ho capito, ai quali ha abbozzato, incazzato. Centralismo democratico su due ruote, per arrivare secondi.

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