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Chiesti 3 anni di sospensione per Danilo Di Luca

Era attesa e puntualmente è arrivata la stangata per Danilo Di Luca, risultato positivo all'Epo in due controlli effettuati all’ultimo Giro d’Italia: tre anni di squalifica sono stati chiesti per il ciclista dalla Procura antidoping al Tribuna nazionale del Coni.

"Due anni, pena base, aumentata di dodici mesi - si legge nel dispositivo - per l’aggravante di cui all’art.10.6, a far data dal 22 luglio 2009, così come previsto dall’art. 305 del Regolamento Anti-Doping UCI (ovvero art. 10.6 del Codice WADA) nonché l’invalidazione automatica dei risultati agonistici da lui ottenuti (art. 288 Regolamento Anti-Doping UCI ovvero 10.8 del Codice WADA). Inoltre ai sensi dell’art. 275 e dell’art. 326.1 del Regolamento Anti-Doping UCI si chiede la condanna al pagamento della sanzione economica ed ai costi relativi alla gestione del risultato secondo quanto sarà determinato dalla stessa Federazione Internazionale".

Complotto o meno, questa è parte della tesi sostenuta dai legali di Di Luca, la Procura non ha intenzione di essere intransigente, specie nei confronti di grandi campioni come Di Luca che devono essere l’esempio per i giovani e portabandiera dei colori azzurri nel mondo. I legali di Di Luca già lo scorso 26 agosto si erano appellati alla contestazione dei metodi di identificazione del Cera da parte del laboratorio francese di Châtenay-Malabry, ora che la sentenza però è concreta si attende di capire quale sarà la nuova linea di difesa che verrà adottata: quel che è certo è che cercheranno di far trasparire che i campioni di sangue prelevati il 20 e 28 maggio siano delle “false positività”.

Di Luca intanto rimane fedele alle sue dichiarazioni fatte ad agosto: "Sono certo che correrò il prossimo Giro d'Italia, sono pronto a scommetterci. Io non ho preso nulla, senza ombra di dubbio c'è la possibilità che venga scagionato. – continua il ciclista - I propositi di ritiro dalle corse? Ci ho ripensato - ha detto Di Luca - sono sicuro di poter correre e lo rifarò al più presto. Del resto neanche l'Uci (che lo ha sospeso, ndr) sa che cosa vuole. Nel ciclismo è così: prima la mazzata e poi le scuse. A me poi capita sempre prima del Mondiale: questa volta il percorso era su misura per me".

"Prendo atto, me lo aspettavo. Sono sereno e resto fiducioso di riuscire a dimostrare nelle sedi competenti quanto da me sostenuto finora", questo il suo commento dopo aver appreso la notizia dei tre anni di squalifica proposti per lui, in attesa che qualcuno riesca a fare chiarezza su questa ennesima triste pagine del ciclismo.

 (foto © LaPresse)

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