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Ciclismo, ancora doping! Si può salvare questo sport?

di Alessio Molla 

Ci risiamo! Non si fa in tempo a parlare di ciclismo pulito dopo l’esaltante di Vincenzo Nibali nella Vuelta, che scoppia puntuale l’ennesimo scandalo legato al doping. Stanno emergendo in queste ore i nomi dei fermati, fatto sta che sono certi 5 arresti eseguiti dai Nas tra Roma e Rimini che coinvolgono un ciclista professionista gregario di alto livello (gli ultimi accertamenti parlano di Enrico Rossi cognato di Riccardo Riccò), un dilettante (Giorfi Galli), un farmacista (Leonardo Scolpiniti), un'infermiera (Chiara Ferri) e per non farci mancare nulla pure un giornalista (Sanchez Nicolas).

Ma non solo, questa è solo la punta dell’iceberg, perché sarebbero ben 35 le persone indagate questa volta e c’è da mettersi le mani nei capelli solo all’idea di chi possa essere coinvolto anche questa volta, dato che si parla di ciclisti amatoriali e professionisti, medici sportivi, preparatori atletici, farmacisti e frequentatori di palestre per i quali sono state emesse perquisizioni nelle province di Roma, Rimini, Forlì-Cesena, Modena, Prato, Bergamo, Reggio Emilia, Milano, Pistoia, Parma, Latina, Perugia e Bari.

Un giro di vite deciso e senza sconti dal quale siamo certi emergeranno, purtroppo e come accade sempre, dettagli che senza dubbio infangheranno ancora la nomea di questo sport che ormai vacilla nel surreale e sul quale davvero diventa impossibile fare affidamento. Nemmeno poi fosse una novità che se ti dopi o aiuti qualcuno a farlo prima o poi la verità salta fuori.

Ma allora perché? Perché continuare con la falsa di correre in uno sport dove la fatica è l’unica compagna che non ti abbandona mai se l’unico modo per farlo è imbrogliare? E’ davvero difficile entrare nella testa di chi sceglie il doping pur di poter continuare a correre: non ci sono controlli, ammende o sospensioni che tengano, e allora la domanda è lecita e neanche un po’ scontata, che fine farà il ciclismo?

Solo l’idea di dover continuare a parlare di questo sport in questi toni mi schifa, ma in che altri toni dovremmo parlarne? La cosa più inquietante per chi fa questo mestiere, il giornalista intendo, è parlare bene di campioni che vincono, ma con il sospetto, sempre legittimo date le prove che ogni la cronaca ci regala, che qualcosa sotto non vada, che ci sia del marcio anche dove forse non ce n’è.

Chi si dopa, chi aiuta a procurare questa sostanze, chi anche solo ci pensa è un criminale: e non lo è solo nei confronti della polizia che se ti prende ti sbatte in cella, ma lo è soprattutto nei confronti di chi tifa e ama questo sport, sul quale qualcuno puntualmente continua a sputare sopra!

In attesa di sapere nomi e cognomi dei diretti interessati di questa ultima vicenda non rimane che porsi il legittimo dubbio: vale ancora la pena pensare che il ciclismo possa essere salvato?

 (foto © LaPresse)

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