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Ciclismo, Cadel Evans è il nuovo campione del mondo

A vincere il Mondiale di ciclismo di Mendrisio è Cadel Evans, 32 anni, australiano, come la nazione nella quale si terrà il prossimo Mondiale, nel quale il padrone di casa, in patria da campione del mondo, dovrà difendere il titolo dopo la gara di oggi, bella, a tratti spettacolare.

Come spettacolare è stato l’allungo dell'australiano nel falsopiano che portava alla salita di Novazzano, staccandosi quando mancavano cinque chilometri alla conclusione, con una pedalata decisa e intensa che nessuno degli 8 che componevano il gruppetto di testa è riuscito a reggere. Tra di loro c’era anche Cunego, che nel momento decisivo non aveva più le gambe per concludere una gara difficile, nella quale si è dovuto per la maggior parte del tempo guardare le spalle da Cancellara, sia sulla salita di Acquafresca sia in discesa; alla fine il suo commento forse è di quelli più azzeccati: "Non sempre si può vincere".

Ma un po’ di Italia in questo nuovo campione del mondo c’è, dato che Cadel Evans, nonostante sia il primo australiano in assoluto in 82 anni di storia e 76 edizioni di Mondiale ad aggiudicarsi la gara, si è fatto le ossa in Italia prima alla Saeco e poi alla Mapei di Giorgio Squinzi sotto la direzione di Roberto Damiani e Aldo Sassi. Dietro di lui il russo Aleksander Kolobnev, già argento a Stoccarda 2007, davanti a Joaquin Rodriguez, Samuel Sanchez e Fabian Cancellara; primo degli italiani Cunego appunto in ottava posizione.

"Questa corsa era casa mia - ha detto l’incredulo Evans a fine corsa -, e questa maglia è una grande promozione per il Mondiale 2010 che si svolgerà in Australia, a Geelong, che è la mia città. La vittoria è una risposta alle critiche che mi erano arrivate in questi anni perché non vincevo. Ma io a casa ho sette medaglie conquistate ai Mondiali in mountain bike, anche se nessuna è d’oro. Questa giornata è una risposta a tutti i piazzamenti".

Certo dispiace per il mancato poker azzurro nella competizione, specie perché sono venuti meno uomini di punta come Ivan Basso e Pippo Pozzato, ma lo sport è anche sconfitta, e d’altronde, non si può sempre vincere…

 (foto © LaPresse)

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