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Ciclismo, chi usa doping risarcisce la squadra!

Quando il caso diventa sentenza. E’ accaduto tanto per cambiare nel ciclismo grazie alla decisione del Collegio arbitrale della Federciclismo nazionale di fare rimborsare a Manuel Beltran i danni di immagine alla Liquigas per aver fatto uso di sostanze dopanti: una senmtenza shock che sta già facendo scalpore, perché in base a questo principio ora, la storia per chi usa sostanze dopanti e viene scoperto si fa davvero seria.

Una battaglia che nel ciclismo si porta avanti da anni e che ora pare essere finalmente arrivata ad una svolta, perché da oggi chi si dopa non solo dovrà scontare le varie squalifiche del caso, ma in più dovrà anche restituire il 70% dell'ultimo stipendio dichiarato (vedi i 280mila euro di Di Luca) e versare alla squadra una pesante somma legata ai danni di immagine causati dall’assunzione di doping.

Siamo molto soddisfatti per questa decisione – commenta il presidente di Liquigas Sport Paolo Dal Lago - che riconosce la nostra società come vittima dell’incoscienza e dell’irresponsabilità di un’atleta. La decisione di intentare causa contro Beltràn, con tutti gli oneri del caso, è nata innanzitutto dalla volontà di lanciare un segnale forte contro coloro che distruggono il ciclismo. Liquigas Sport ha sempre sostenuto una ferrea disciplina interna nei confronti del doping e questa azione lo dimostra. Siamo altresì convinti che sia un evento storico per tutto il mondo del ciclismo, oltre che un precedente importante nell’annosa battaglia per tutelare l’etica sportiva’.

Un contributo importante da parte della Federciclismo alla politica di totale intransigenza che promuoviamo in tema di doping – commenta anche Roberto Amadio, team manager di Liquigas Sport -. Ai nostri atleti abbiamo sempre ribadito che per Liquigas Sport la vittoria è importante, ma il modo in cui la si ottiene lo è ancora di più. Il nostro regolamento interno non ammette errori in questo senso e il caso Beltràn dimostra gli sforzi che compiamo per farlo rispettare. Non possiamo più accettare che un atleta possa mettere in discussione l’impegno che da anni profondiamo per creare una struttura ciclistica di altissimo livello’.

Insomma non se ne può davvero più di atleti dopati e che infrangono le regole alla faccia di chi sulle regole ci si è costruito una carriera: il pugno duro finalmente inizia ad essere usato, ora vedremo chi saranno i furboni che ancora cercheranno di farla franca.

 (foto © LaPresse)

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