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Petrucci e Di Rocco fronte doping: ‘Fermerei Contador’

Passano in mesi dai 4 ai 6 mesi, tempo generalmente che occorre prima che uno scandalo doping si trasformi in realtà ed escano nuovi nomi a farmi vibrare le sedie del ciclismo: ultimo è l’indagine di Mantova che ha portato alla luce l’ennesima operazione che ha coinvolto 32 tesserati, altra mazzata che getta ulteriore fango sulla cui legalità ormai non scommette più nessuno, nemmeno ragazzini di 13/14 anni.

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E allora ecco che Gianni Petrucci, Presidente del Coni, torna a caricare il sistema: ‘Il ciclismo deve dire basta. I corridori positivi sono una parte della storia del ciclismo: basta!’, comincia così pretendendo dal ciclismo ‘un atto dirompente’. ‘Ho parlato lealmente con il presidente federale, Renato Di Rocco, e abbiamo fatto un'analisi relativa agli ultimi anni. Ogni volta ci illudiamo per una vittoria e poi ci disilludiamo. Passiamo dall'entusiasmo alla depressione, non possiamo andare avanti così – continua Petrucci -. Ho chiesto alla federazione un atto forte e dirompente, chiedo che il ciclismo dica 'Siamo preoccupati'. Le procure della Repubblica stanno indagando sul ciclismo, sono fortemente preoccupato e chiedo quindi atti concreti ad uno sport che non ha più credibilità. Il 90-95% dei casi di doping arrivano dal ciclismo, non si possono più sentire difese di categoria. Non si può tacere il fatto che ci sia stata tolta la medaglia olimpica di un corridore (Rebellin, Olimpiadi 2008).

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Condividiamo la preoccupazione del Coni ha detto in Giunta – ha detto di tutta risposta Di Rocco - evidentemente quello che abbiamo fatto non è bastato. La situazione è drammatica e chiedo al Coni di starci vicino, anche a livello di comunicazione. Il ciclismo cambiare la propria cultura. Servono tecnici, preparatori e medici di livello: basta con questi ex corridori che a fine carriera passano in ammiraglia. Per cambiare cultura, però, servono anni. E noi non possiamo intervenire sui genitori che spingono i giovanissimi a tutti i costi verso il risultato’.

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Ed intanto prenderanno tra poco il via le grandi classiche, Giro e Tour, come ogni anno con corridori al limite e sospettati di far uso di sostanze dopanti: ‘Serve un messaggio chiaro, al limite anche uno stop: professionisti e dilettanti devono dare un segnale fortissimo ma vanno preservati comunque i valori positivi che la bicicletta continua a rappresentare – prosegue Di Rocco -. Se ci chiederanno di fermarci, ci fermeremo. Se potessi chiedere lo stop di un atleta, comincerei da Contador. Io non ho gli strumenti per bloccare una squadra, tutto è legato alle norme della federazione internazionale’.

L’ultima parola però è ancora di Gianni Petrucci: ‘Il Coni può compiere un'azione di sollecito, ma è il ciclismo che deve muoversi. Tra poco parte il Giro d'Italia dei 150 anni, vogliamo che cominci con tutte le garanzie necessarie. Io ad oggi non vedo un cambiamento: non è sufficiente dire che il ciclismo è seguito e amato. Ogni volta veniamo disillusi, basta’.

Foto: montantecicli.it

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