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Cina, Everest inaccessibile fino a maggio

La torcia olimpica toccherà la vetta dell'Everest e per l'occasione la Cina ha deciso di non autorizzare le spedizioni sul versante nord fino al 10 maggio. "L'intensa attività alpinistica - dice la nota della China Tibet Mountaineering Association - le rotte affollate e le pressioni ambientali crescenti causano problemi di sicurezza nella zona del Qomalangma (nome con cui l'Everest è conosciuto in Cina, ndr). Per questo non possiamo autorizzare nuove spedizioni almeno fino al 10 maggio".

Ma si sospetta che questa decisione abbia a che fare con il timore che la montagna possa essere utilizzata dalle associazioni a favore dell'indipendenza del Tibet per protestare contro l'occupazione cinese proprio quando gli occhi del mondo intero saranno puntati sul Paese. Per i tibetani, infatti, le Olimpiadi di Pechino rappresentano un'occasione per levare la loro protesta e chiedere l'indipendenza dalla Cina. Nei giorni scorsi migliaia di tibetani sono scesi in piazza per commemorare il quarantanovesimo anniversario della rivolta tibetana contro l'occupazione cinese e per opporsi allo svolgimento dei Giochi olimpici in Cina.

Secondo la campagna internazionale per il Tibet (ICT) Pechino vuole sfruttare il posizionamento della torcia olimpica sull'Everest per rafforzare le pretese territoriali sul territorio tibetano che è stato invaso dalle truppe cinesi nel 1950. "Questa azione - fa sapere il presidente dell'associazione ICT John Ackerly - è una indicazione minacciosa dei controlli che la Cina potrà imporre mentre la torcia viaggia dalla cima dell'Everest nel territorio tibetano".

Nel frattempo, però, la Cina ha ottenuto dagli Stati Uniti di essere tolta dalla lista nera dei paesi maggiormente responsabili di violazioni dei diritti umani. La notizia è giunta martedì quando è stato diffuso un rapporto annuale dal Dipartimento di Stato americano. La Cina, quindi, non è più inclusa nella lista nera in cui era entrata due anni fa ma continua comunque ad essere criticata e severamente giudicata. "La Cina - si legge nel rapporto - continua a negare alla sua popolazione diritti umani e libertà di base e continua a interferire nella attività dei media e a torturare i prigionieri".

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