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Cina, Olimpiadi ancora nella bufera

Soffiano ancora le polemiche sulle Olimpiadi di Pechino 2008 e il ministro degli Esteri Yang Jiechi è intervenuto sostenendo che l'obiettivo di chi critica la Cina è solo quello di offuscare l'immagine del Paese e trasformare i Giochi in diatriba politica. Il ministro ha poi aggiunto che invece sono ben accolte le critiche costruttive.

Nelle ultime settimane gruppi per la tutela dei diritti umani e personalità dello star system hollywoodiano, come il regista Steven Spielberg, hanno sollevato numerose critiche contro il governo cinese. Oggi, poi, è arrivato un rapporto di Human Rights Watch secondo il quale per costruire la 'nuova Pechino' sono stati sfruttati lavoratori migranti. "Il governo cinese - ha affermato Sophie Richardson, dirigente della sezione asiatica di Human Rights Watch - non fa nulla in concreto per tutelare e offrire servizi sociali agli operai migranti. E' solo chiacchiere e niente fatti". Human Rights Watch ha rivelato che il 90 per cento della forza lavoro utilizzata era costituita da lavoratori provenienti da altre parti della Cina che in molti casi non sono stati pagati per mesi.

Le accuse rivolte al governo cinese sono molte, nei primi posti rientrano le questioni del Darfur e del Tibet. Duramente criticato è l'appoggio di Pechino al governo sudanese ritenuto responsabile delle atrocità perpetrate nella regione del Darfur. Per quanto riguarda il Tibet invece, gli attivisti tibetani vogliono utilizzare le Olimpiadi per parlare dell'occupazione dei loro territori da parte della Cina.

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