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Come si allenano i velisti.

Il trainer di +39 Francesco Lenotti intervistato da Bianca Ascenti per il sito ufficiale dell'America's Cup.

Ognuno dei 17 membri dell’equipaggio di una barca di America’s Cup ha un ruolo specifico che richiede una preparazione atletica ad hoc, come spiega Francesco ‘Cecco’ Lenotti, trainer per + 39 Challenge, che sfata anche qualche mito...
 
É vero che i grinder sono quelli che sopportano la fatica maggiore durante le regate?
È un falso mito: non sono loro che fanno il lavoro maggiore ma il prodiere perché è in continuo movimento. I grinder fanno uno sforzo muscolare potente ma ridotto nel tempo. Se consideriamo lo sforzo cardiaco, il prodiere è molto più sollecitato perché non ha i tempi di recupero dei grinder e perchè nei cinque minuti della prepartenza compie un lavoro emotivo intensissimo che alza il battito cardiaco.
 
La figura del grinder con bicipiti enormi è solo un cliché?
Partiamo da un presupposto fondamentale: la forza senza velocità non sviluppa potenza, è come chiedere ad una Ferrari di correre un rally; non ha senso, perché quel motore non ha l’elasticità necessaria per una gara del genere. Alcuni test sviluppati grazie al CNR (centro Nazionale Ricerche) hanno messo a paragone un grinder che solleva 200 chili, con uno che ne solleva 120 ma più velocemente. Alla fine, messi alle manovelle, sviluppavano la stessa identica potenza. Perché forza più velocità è uguale a potenza...
 
Il trucco è fare capire alla gente che non è assolutamente necessario essere pompati, grossi e muscolosi per girare bene le manovelle. Bisogna essere veloci.
 
È un concetto abbastanza innovativo; i ragazzi come reagiscono?
L’America’s Cup è sperimentazione e anche in questo campo non bisogna smettere di studiare e di provare nuove strade. Molti ragazzi mi seguono, perché sono curiosi di provare altre forme di allenamento e chi lo fa si è trovato benissimo; alcuni, più legati a metodi tradizionali, e abituati ad allenarsi in un certo modo da anni, fanno fatica. Il mio compito è mediare le mie idee con le esigenze di tutti.
 
Esiste una preparazione atletica di base valida per tutti?
È fondamentale una buona base aerobica, perché fa circolare il sangue e perché aiuta il coordinamento. La ginnastica, l’atletica leggera aumentano la coordinazione, e maggiore agilità significa maggiore velocità e maggior resistenza agli sforzi. In una regata molto concitata e stancante il battito cardiaco può anche arrivare a 190, 200 battiti al minuto. Per questo è importantissimo l’allenamento, che ossigena il cuore e aiuta a smaltire l’acido lattico.
 
Il timoniere e il tattico devono allenarsi come gli altri?
No, il loro sforzo fisico richiede solo una buona preparazione aerobica.
 
Quanti liquidi si perdono in regata?
È difficile fare una stima esatta, dipende molto dalla temperatura esterna e dal tipo di regata. Diciamo che in una giornata particolarmente calda e in un match molto concitato, vanno via circa 1,5 litri di liquidi a testa. Fa eccezione l’aiuto prodiere che stando sotto coperta a piegare le vele, arriva a consumarne anche 3, 4 litri.
 
Che cosa bevono i ragazzi in regata?
Soltanto acqua e integratori salini, sono fermo su questo punto.
 
Quali sono gli ‘acciacchi’ tipici dei velisti?
Gli olimpionici, in particolare, soffrono di mal di schiena per via del tempo passato al trapezio mentre i crampi non esistono se si è ben allenati. Invece, forse non tutti sanno che molti velisti soffrono il mal di mare... le parti del corpo più scoperte e soggette a ferite e contusioni sono gomiti e ginocchia che vanno protetti adeguatamente.
 
Quanto bisogna allenarsi per essere in forma?
Più del quanto conta il ‘come’. Le prestazioni fisiche aumentano seguendo un’alternanza ben precisa di sforzo e riposo: se le tue prestazioni sono 100, dopo una settimana, due settimane di allenamento costanti, scenderanno a 60, inevitabilmente, e questo per un motivo scientifico: la fibra muscolare sotto sforzo si rompe, ma dopo una fase di adeguato riposo si ricompatta e ritorna più forte di prima. A quel punto, quando riprendi, le prestazioni saranno a 120. Per questo è fondamentale saper recuperare e fare i cicli giusti di allenamento.
 
Come organizza i cicli con l’equipaggio?
Io porto avanti la filosofia dei macrocicli. Mi prefiggo un obiettivo, il periodo per il quale l’equipaggio deve essere in piena e perfetta forma e ci arrivo per cicli: un periodo di carico intenso e graduale (tre settimane) e poi uno di scarico (una settimana).
 
Secondo lei un velista è a rischio doping?
Doparsi nella vela è ancora più stupido che in altri sport sia perchè lo sforzo, se ben allenati, è perfettamente gestibile, sia perché l’eccellenza fisica del singolo, in uno sport di squadra come la vela, non serve assolutamente a far vincere la regata!
 
L’equipaggio pratica altri sport, per hobby?
I ragazzi fanno moltissima bicicletta. In particolare Stefano Rizzi è arrivato a dei livelli tali che adesso si allena con delle squadre agonistiche locali. Io però l’ho battuto nella salita al Monte Erice, a Trapani...
 
Quanto conta la preparazione atletica per vincere l’America’s Cup?
La barca migliore vince. Ma a parità di scafo, l’allenamento fisico fa la differenza.

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