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Contatto fisico

Il rugby è spesso definito uno sport di contatto nel quale il confronto fisico tra i giocatori è una parte fondamentale nello svoglimento di una partita. In termini molto semplici qualunque avversario punti, palla in mano, verso la linea di meta va fermato.

Le regole prevedono che un giocatore in possesso di palla possa essere gettato a terra (basta anche solo un ginocchio a contatto col terreno) per costringerlo a liberarsi dell'ovale in uno dei modi consentiti:

- passando la palla

- lasciando la palla

- spostandosi dalla palla o, purtroppo per noi,

- segnando una meta.

Questo è il placcaggio o tackle: si cerca di afferrare il giocatore alle gambe o al busto, con le nostre spalle un po' più in alto dei suoi fianchi e ci si spinge con le gambe cercando di farlo cadere sotto di noi in modo da non farci male. In caso il placcaggio si faccia sollevando il giocatore da terra bisogna tenerlo fino a che non sia caduto: il rugby punisce la violenza e cerca di salvaguardare l'incolumità dei giocatori.

Comportamenti scorretti come placcaggi al collo o alla testa, pestoni e altro sono severamente censurati e prevedono sanzioni come turni di squalifica al giocatore incriminato e penalità come calci di punizione o una mischia.

Una cosa è certa: non si sa mai come si uscirà fisicamente da un tackle duro. Un giocatore austrialiano di rugby a 13, Ben Czislowski, pilone dei Canterbury Bulldogs, ha sofferto per tre mesi di forti emicranie solo perché in un tackle il dente di un avversario gli era rimasto piantato in testa causandogli un infezione batterica!

E ora guardatevi un po' di tackles "live":

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