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Di Luca si deve difendere: “Penso ad un complotto”

Inizia l’epopea di Danilo Di Luca, infatti dopo i guai legati al doping, era infatti emersa dopo il giro d’Italia una dose di Epo (il doping della nuova generazione) nel suo sangue, con l'audizione presso la procura antidoping del Coni è iniziata la sua difesa contro l’accusa di aver assunto doping.

Leggi la notizia della positività di Di Luca subito dopo il Giro d'Italia

Dopo essere stato accolto e ascoltato dal procuratore Ettore Torri si è concesso ai giornalisti, mettendo bene in chiaro quale sia la sua posizione a riguardo: "Non riesco proprio a darmi una spiegazione per le due positività riscontrate al Giro d'Italia. Sto pensando anche all'ipotesi del complotto, ma per affermarlo devo prima avere delle certezze".

Di Luca è riuscito ad ottenere un mese dopo il Giro per preparare la sua difesa, convinto nel voler iniziare un lungo processo piuttosto che ammettere una positività per lui inspiegabile: "Non abbiamo ancora ricevuto le carte dall'Uci - ha aggiunto Di Luca, accompagnato dagli avvocati Flavia Tortorella ed Ernesto De Toni - Il procuratore, come sempre disponibile, ci ha concesso trenta giorni di tempo. L'appuntamento adesso è sempre in Procura tra un mese. Non ci resta che preparare la nostra perizia affidata al professore Santo Ferrara. Noi abbiamo grossi dubbi sul metodo utilizzato nei controlli antidoping nei quali sono risultato positivo. Con quel procedimento ci sono già stati casi di falsa positività e io penso che sia così anche nel mio caso".

"Hanno adeguato il metodo che cerca l'Epo nelle urine per trovare il Cera nel sangue - hanno spiegato i legali del corridore dell’Lpr -. Ma la comunità scientifica non si è ancora pronunciata su questo metodo. Ci sono già state false positività. Noi siamo certi che l'atleta non ha assunto nessuna sostanza, quanto meno volontariamente, e crediamo che questo metodo sia sbagliato".

Ora il suo futuro pare si svolgerà nella aule dei tribunali, dopo l’esclusione messa in atto dalla sua squadra: "La mia squadra non poteva che licenziarmi - ha ammesso - queste sono le regole del ciclismo, certo avrebbero potuto usare una formula un po' più morbida. Però devo dire di aver ricevuto anche tanta solidarietà dai colleghi: c'è sempre chi ti vuole bene e chi male. Comunque io sono pronto a scommettere soldi sul mio ritorno alle corse. So quello che ho fatto e quello che farò: cioè vincere. Quello che mi dispiace e mi fa pensar male, è che ancora una volta tutto succede poco prima del Mondiale, il secondo che salto: era una corsa fatta su misura per me".

"Sarei un uomo senza cervello ad usare la Cera – conclude Di Luca - che resta nel sangue e nelle urine per un mese, proprio nel corso del Giro d'Italia”, ma prima fa presente che la sua opinione riguardo al suo ritiro è cambiata: "Avevo detto che nel caso la mia positività fosse stata confermata dalle controanalisi mi sarei ritirato dal ciclismo, ma adesso ho cambiato idea. E sono convinto che riuscirò nuovamente a correre un altro Giro d'Italia - ha concluso Di Luca - e che uscirò da questa vicenda pulito".

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