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E’ morto John Bachar, il re del free climbing

Se n’è andata una leggenda del free climbing, il 52enne John Bachar, colui che aveva scalato le montagne più ripide del pianeta con il solo ausilio delle sue braccia ed i suoi muscoli, ironia del destino è stato ritovato morto sulla falesia dietro casa ai piedi del Dike Wall, vicino al Mammoth Lakes dove viveva, dopo un volo nel vuoto di 31 metri.

Una brutta storia che si è portato via uno dei migliori, se non il migliore climber a livello mondiale, il più forte dai tempi di Royal Robbins, e la tragedia ha già fatto il giro del mondo scatenando blogger di ogni paese e facendo tornare in voga la polemica sulla pericolosità di questo sport.

Il punto della questione è che se proprio lui, che era considerato il migliore, è morto proprio sulla roccia dietro casa, una scalata eseguita centinaia di volte, allora qualcosa c’è qualcosa che non va, o almeno è questo che sostiene buona parte dei blogger.

«Chi pratica free solo sa esattamente a quali rischi va incontro. E li accetta», teorizza mazzysan sul sito web quotazero. com: «Il free solo è come il gioco dei dadi — gli fa eco Curt dal forum di rockclimbing.com —. Il risultato è sempre un’incognita ». Fa eco poi John Middendorf, climber australiano: «Non credeva nell’uso di chiodi o spit. Aveva un approccio Zen e si rifiutava di usare qualsiasi strumento che lasciasse un segno permanente sulla roccia».

Un’altra leggenda degli sport estremi ci ha lasciati, un altro di quegli uomini speciali per i quelli superare i limiti umani sembra essere una missione, una prerogativa che deve stare davanti a tutto, uomini che quando se ne vanno lasciano il segno, per la passione e la vita con la quale hanno vinto o perso le loro battaglie. La storia di John Bachar rimarrà per sempre indelebile sulle cartine topografiche del Yosemite Park dove oggi numerosi sentieri portano il suo nome.

Guarda questo video dedicato a John Bachar

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