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Ettore Torri getta la spugna: ‘Tanto vale legalizzare il doping’

Ci mancava solo questa! Dopo l’ennesimo scandalo doping che ha travolto Alberto Contador anche il capo della Procura Antidoping del Coni, Ettore Torri, getta la spugna arrendendosi all’evidenza, dichiarandosi che se andiamo avanti di questo passo tanto vale legalizzare il doping, in ogni caso si dopano tutti: ‘Non sono l'unico che lo dice - ha dichiarato ad Associated Press -, ultimamente tutti i ciclisti che ho interrogato hanno detto che tutti si dopano’.

Il punto è che i numeri stanno tutti dalla parte di Torri, qui infatti non si tratta più di casi isolati, questo ormai è uno sport malato, profondamente marcio al suo interno, contro il quale è diventato impossibile lottare: ‘Non è giusto quando si trova solo un atleta su cento. Più lavoro in questo campo e più mi meraviglio della diffusione del doping, e non credo che verrà estirpato, per il semplice fatto che si evolve continuamente. Escono sempre nuove sostanze sulle quali non esistono controlli’.

Facciamo l’esempio di Contador, il Coni nel suo caso è stato: ‘il primo ad attaccare il sistema spagnolo, che era una torre inattaccabile. Contador può imputare la sua positività alla carne che ha mangiato ma non basta, deve dimostrarlo’, ma non, solo ce n’è anche per i preparatori: ‘Sono bravissimi nel loro lavoro e sono in grado di prescrivere il necessario per rimanere al di sotto della soglia del doping, aiutati In qualche caso dalla complessità dei regolamenti favorisce gli atleti incolpati’.

C’è poi anche il cosiddetto doping di famiglia. Basta pensare al caso Riccò che, oltre ad essere stato già squalificato per doping, nella sua abitazione nonostante tutto, la settimana scorsa, sono state trovate una 50ina di pillole sospette, dopo che Enrico Rossi, suo cognato ed ex compagno di squadra nella Ceramica Flaminia, era stato arrestato sempre per lo stesso motivo. E ancora, la sorella di Basso squalificata per 4 anni per traffico di doping, cosa che inevitabilmente è ricaduta anche sul marito, il ciclista Eddy Mazzoleni: ‘Si chiama doping di famiglia – ha concluso Torri -. E' incredibile. Se le pillole trovate in casa di Riccò dovessero comprendere prodotti vietati, questo rischierebbe una squalifica a vita per recidiva. Vedremo quali spiegazioni fornirà, può sempre dimostrare che erano per la nonna. C'è sempre una nonna, un filetto o chissà cos'altro’.

 (foto © LaPresse)

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