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Everest, le donne in montagna resistono di più

Le donne resistono più degli uomini alle difficoltà della montagna, quali l’altitudine, la pressione, la difficoltà nel dormire, per loro in altitudine è tutto più semplice. Questa scoperta, fatta neanche a dirlo sulla montagna più alta della terra, l’Everest, sarà raccontata oggi al Palazzo delle Stelline a Milano dal cardiologo Gianfranco Parati, che insieme ad un’equipe di 50 espertidel settore (fra medici, bioingegneri e volontari) oltre duecento portatori e sherpa, da cinquanta yak e da 3.000 chili di equipaggiamento e strumentazione scientifica da tirarsi dietro fino al campo base, a 5.400 metri.

Tutto questo è servito per compiere degli studi dettagliati che hanno portato ad alcune scoperte molto utili in campo medico, che ora vi proporremo. Innanzitutto, riferisce Parati, «La prima novità importante è la scoperta che in alta montagna la pressione sale in proporzione alla quota e rimane stabilmente sopra le righe finché non si scende a valle. Una valutazione della pressione nell’arco di 24 ore, ripetuta più volte e ad un’altitudine così elevata - eravamo a 5.400 metri ­ non era mai stata fatta ed ha implicazioni pratiche per gli ipertesi: per loro un soggiorno in alta quota sembra poco consigliabile. Ma perché la pressione resta così elevata, non si adatta all’alta montagna come succede ad altre funzioni del corpo, il respiro, il battito cardiaco? Non lo sappiamo. Sembra che oltre alla costrizione dei vasi, dovuta alla messa in circolo di sostan­ze (catecolamine) capaci di indurla, compaia una sorta di 'rattrappimento' della parete interna delle arterie. Meccanismo complesso che si pensa possa spiegare anche la perdi­ta di elasticità delle grandi arterie rilevata fra i membri della spedizione».

Ma veniamo ora alla parte che maggiormente ci interessa, ovvero l’impatto fisico della montagna sulle donne: «Siamo rimasti quasi stupefatti, invece — prosegue lo specialista — quando le rilevazioni hanno scoperto che le donne della spedizione, circa la metà, cominciavano a manifestare le apnee soltanto a livelli di quota molto alti. Prima dormivano abbastanza bene. Che cosa le rende così forti? Probabilmente svolgono un ruolo protettivo gli ormoni femminili, estrogeni e progesterone. Prima di queste ri­levazioni, nessuno si era mai accorto di una differenza di 'genere' nella resistenza del cervello all’ipossia da alta quota. Le donne non hanno conquistato molte vette finora, ma ne avrebbero, evidentemente, la stoffa».

E se lo dice un cardiologo del rango del professor Parati, allora è il caso di iniziare a testare quanto anche le donne possono arrivare in alto…in montagna, s’intende.

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