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Finalmente è finita, l’America’s Cup è di Oracle

E alla fine la spunta Oracle. Sono ormai 19 anni che la Coppa America non tornava in patria, e se doveva esserci un ritorno, un secco 2-0 sugli svizzeri non poteva che essere il modo migliore. Dopo due anni di scartoffie, pratiche legali e quant’altro, in mare alla fine è farla da padrone è Oracle, nettamente, imponendosi per 2-0 grazie a due partenze spettacolari del timoniere James Spithill, che per due volte brucia Alinghi, e alla nuova ala che ha sostituito la vela, uno strumento che fa volare Oracle come il vento.

Nella seconda gara Alinghi prende subito una penalità in maniera decisamente ingenua, occasione subito sfruttata da James Spithill e compagnia che, costringendo gli svizzeri nella zona debole, fa intravvedere una gara come la prima tutta a favore degli americani. Ma gli svizzeri non mollano e tentano la risalita riuscendo anche a centrare il sorpasso che però dura poco.

Infatti il vento è tutto per Oracle e le abilità di manovra anche: passati infatti alla boa con 28 secondi di vantaggio la gara è tutta qui, il resto è solo una volata verso la vittoria. Insomma finalmente è finita, l’America’s Cup è di Oracle: 400 milioni di euro spesi per costruire due barche che alla fine a malapena si sono fronteggiate due volte, anni e anni di tribunali per una regata in mare… Insensato, assurdo, ma soprattutto uno spettacolo noioso. E’ bene che chi di dovere riveda la formula di questa gara e faccia qualcosa per farla tornare agli antichi splendori, perché queste gare tra ricconi sono buone giusto negli yacht club.

 (foto © LaPresse)

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