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Formula 1: la crisi economica colpisce il circus, team a rischio, stipendi in ritardo e tv in fuga

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C’è grande attesa per la sfida lanciata al campione del mondo Lewis Hamilton da parte di Fernando Alonso alla guida della McLaren e di Sebastian Vettel approdato alla Ferrari dopo almeno due anni di indiscrezioni ed anticipazioni. Questa grande attesa, però, non riesce a nascondere i problemi economici sempre più gravi che attanagliano il circus della Formula 1.

Ci sono tre livelli da analizzare per avere un quadro completo della situazione. Ci sono delle squadre che praticamente sono già fallite e che non hanno un programma definito per la stagione 2015. Una situazione che riguarda pochi team, ma ce ne sono altri che affronteranno la stagione in una situazione economica a dir poco difficile. Dulcis in fundo c’è il problema del rinnovo dei contratti con le televisioni che hanno visto crollare lo share negli ultimi anni.

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I due casi disperati sono quelli della Caterham e della Marussia/Manor. Sono due team che considerare ancora parte della Formula 1 è un puro esercizio di retorica. La prima sta cercando di vendere qualunque tipo di beni a sua disposizione per rientrare e riuscire a far fronte ai creditori. La seconda potrebbe affrontare la stagione con i motori della Ferrari datati 2014. Non avrebbe molto senso vedere quattro macchine staccate di due secondi a giro dalle prime in classifica.

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Sulla cattiva strada economica sono avviate anche la Force India e la Sauber che però hanno realizzato l’auto per il 2015. Entrambe hanno optato per una partecipazione molto ridotta ai test precampionato. Non c’è da valutare solo il fattore tecnico, ma anche quello legato ai pagamenti di piloti e staff. Non è un segreto che molti piloti avanzino retribuzioni importanti.

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Per chiudere il quadro ci sono gli organizzatori dei Gran Premi che rischiano di vedere griglie di partenza con il minimo sindacale di auto e le televisioni che a livello globale hanno visto inabissarsi gli share e che non hanno nessuna intenzione di rinnovare i contratti alle stesse cifre degli anni precedenti. Tempi brutti in arrivo.

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