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Morto alpinista Marco Anghileri: caduta di 600 metri sul Monte Bianco

Voleva realizzare la sua impresa alpinistica sul mitico pilone centrale del Freney del Monte Bianco, e per farlo Marco Anghileri aveva pensato a tutto. Ma non al destino che ha deciso di mettersi di mezzo. Tradito forse da un banale errore in una manovra oppure dal cedimento di un chiodo al quale era aggrappato, l'alpinista lecchese è morto precipitando per 600 metri lungo la parete di ghiaccio e roccia contro cui stava lottando da ore.

Fonte: Getty Images, Twitter e YouTube

"Butch", il "duro", come lo chiamavano gli amici, era a pochi metri dall'uscita di quella via. In questa stagione nessuno si era mai avventurato da solo lungo l'itinerario 'Jori Bardill' e lui ci era quasi riuscito.

Lo testimonia anche un'immagine registrata dalla macchina fotografica, ritrovata intatta nel suo zaino, che lo ritrae alle 15.30 di venerdì a soli 50 metri dalla meta. L'incidente è accaduto poco dopo, nel tardo pomeriggio di venerdì, ma solo oggi le guide del soccorso alpino valdostano e della Guardia di Finanza di Entreves hanno individuato e potuto recuperare i suoi resti alla base del pilone centrale, a 3.700 metri di altitudine.

Lo testimonia anche un'immagine registrata dalla macchina fotografica, ritrovata intatta nel suo zaino, che lo ritrae alle 15.30 di venerdì a soli 50 metri dalla meta. L'incidente è accaduto poco dopo, nel tardo pomeriggio di venerdì, ma solo oggi le guide del soccorso alpino valdostano e della Guardia di Finanza di Entreves hanno individuato e potuto recuperare i suoi resti alla base del pilone centrale, a 3.700 metri di altitudine.

Marco indossava le scarpette da arrampicata, segno che al momento dell'incidente stava ancora salendo sulla roccia. L'ultimo suo avvistamento risale alle 13 proprio di venerdì. La guida alpina di Courmayeur Arnaud Clavel ha individuato con il binocolo la sagoma di Anghileri con cui era rimasto in contatto nelle ultime ore. Una misura di sicurezza concordata dai due compagni di imprese alpinistiche. Clavel seguiva da Courmayeur passo dopo passo i progressi del lecchese che, qualche ora prima, lo aveva rassicurato con un sms: "Sto bene, è tutto a posto. Conto di uscire in giornata".

Alle 13 tutto procedeva per il meglio e Anghileri si trovava alla base della cuspide finale chiamata 'Chandelle'. Ma da quel momento è uscito dai radar. "Venerdì il tempo era bellissimo, non avendo piu' sue notizie abbiamo pensato che la batteria del suo cellulare potesse essere scarica. Poi sabato il tempo è cominciato a cambiare, con il vento forte al pomeriggio. E' allora che abbiamo cercato di capire dove potesse essere", ha aggiunto ancora Clavel.

Partito martedì 11 aprile alla volta del rifugio Monzino (2.561 metri), Anghileri - che gestiva un ristorante a Pian dei Resinelli, nel lecchese - era atteso per il rientro nella giornata di sabato. Secondo la sua tabella di marcia, studiata nei dettagli da molto tempo, in mattina avrebbe dovuto raggiungere la cima del Monte Bianco e poi nel pomeriggio ridiscendere dal versante francese. Il padre Aldo era a Chamonix, voleva festeggiare il figlio di ritorno dall'impresa.

Partito martedì 11 aprile alla volta del rifugio Monzino (2.561 metri), Anghileri - che gestiva un ristorante a Pian dei Resinelli, nel lecchese - era atteso per il rientro nella giornata di sabato. Secondo la sua tabella di marcia, studiata nei dettagli da molto tempo, in mattina avrebbe dovuto raggiungere la cima del Monte Bianco e poi nel pomeriggio ridiscendere dal versante francese. Il padre Aldo era a Chamonix, voleva festeggiare il figlio di ritorno dall'impresa.

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