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Guerra al kitesurf sulle coste italiane

Si chiama kitesurf, anche se molti di voi l’avranno sentito nominare come kiteboard oppure flysurf, ma la sostanza è la stessa, vento, mare, onde e una tavola trainata da una vela legata da cavi lunghi una trentina di metri per cavalcarle. Questo sport che è un mix particolare tra surf e vela all’estero, in posti come Capoverde, o in ogni caso luoghi dove il vento tira forte, è praticato già da molti anni, e anche in Italia ormai sta prendendo decisamente piede, anche se non tutti sono d’accordo.

Infatti tra le mete preferite dai kiter italiani e stranieri, le coste della nostra penisola stanno diventando luoghi decisamente inflazionati per praticare questo sport, che però, proprio in Italia, recentemente ha causato la morte di un ragazzo trentenne di Cergeteri che si è schiantato contro la recinzione di una villetta, sollevando, come spesso accade un nuvolone di polemiche.

«È evidente come servano regole precise a tutela di chi pratica questo sport per evitare futuri incidenti », dice il presidente di Codacons Carlo Rienzi. «Le autorità marittime, di concerto con le forze dell’ordine, devono effettuare controlli sui litorali, sanzionando coloro che praticano tale attività, quando non vi siano adeguate condizioni di sicurezza, mettendo a repentaglio la propria incolumità e quella di altri».

In pratica è guerra aperta al kite, ritenuto troppo pericoloso, e se da una parte c’è chi vorrebbe proibire questa disciplina sui litorali italiani, daTalamone in Toscana a Porto Pollo in Sardegna, da Ostia e Fregene nel Lazio a Cattolica e Riccione in Romagna è rivolta dei kiter che hanno invaso i blog di internet con tutto il loro sdegno per questa possibilità.

Anche Paolo Silvestri, ex campione italiano di windsurf, terzo ai mondiali nella stessa disciplina, fondatore e presidente della Federazione kitesurf italiana, non approva questa possibilità, riconoscendo comunque la necessità di qualche norma per regolare questo sport in modo che possa essere praticato in tutta sicurezza seguendo quelle regole «che esistono e che dovrebbero essere rispettate per la sicurezza di tutti».

Anche la capitaneria di porto è molto attenta su questa delicata questione, e come i vigili sulle strade, punta a far rispettare delle norme necessarie per la sicurezza degli sportivi e dei bagnanti: «Non esiste una legge nazionale dedicata alla disciplina del kitesurf, ma vi sono nostre direttive generali che sono state recepite con ordinanze dai comandanti delle Capitanerie ».

Divertirsi quindi si, ma rispettando delle norme che in Italia sono imprescindibili (almeno in alcune zone come Livorno), ovvero niente kilt prima dei 14 anni, uso di dotazioni di sicurezza specifiche (come il caschetto e un mezzo di salvataggio individuale), e l’utilizzo di un corridoio di lancio per l’atterraggio e la partenza dei kilt.

Insomma divertirsi si, ma con la testa sul collo, specie se ancora non si è dei professionisti, perché lanciarsi e sentire l’adrenalina correre per tutto il corpo è fantastico, ma di vita ce n’è una sola e non bisogna scordarselo mai.

Guarda questo spettacolare video dedicato al kitesurf

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