Excite

Il mattino ha Laure in bocca

 di Zoro

"Mia solella, andiamo a vedele mia solella", suggerisce Xian nel tardo pomeriggio, quando la stanchezza di una giornata quasi smedagliata sta per schienarmi a quattro di bastoni sul mio letto cinese.
"In che senso tua sorella?", chiedo a Xian. "Pallavolo", mi dice lui, "pallavolo con Italia", insiste la mia ombra cinese, ma non lo capisco, non lo seguo più, non sapevo che la sorella di Xian fosse un'atleta olimpica di pallavolo, a dire il vero non ci avevo neanche mai pensato, cosa c'entri l'Italia non mi è chiaro, non ho notizia di incontri Italia-Cina, ma Xian in queste ore può fare di me ciò che vuole, sono uno shangai nelle sue mani, andrei solo maneggiato con un po' di cura dopo gli eccessi col criceto all'arancia, ma ogni giornata superata è un record raggiunto, ostacolo alle spalle, gong di una ripresa finita in piedi e il mio coach è ancora lui.

E poi ci sono giornate così, che non le programmi così ma diventano così, come questa iniziata al Cubo, finalmente al Cubo, un Rubik trasparente pieno di supereroi ignudi, un brodetto bollente pieno di crostacei unti di sudore tra i quali cerco il più ghiotto, quello da tenere lì e mangiare per ultimo; del resto sono lì dentro apposta per quell'animale strano, per la donna che più di ogni altra ha regalato pagine viste e utenti al web italiano. Per omaggiare Laure Manaudou mi sono preparato in anticipo, ho bei posti occupatimi da un inviato de Le Figaro conosciuto ad un buffet neozelandese la sera prima, niente criceti, solo carne maori, mai maoista. Che poi a me la Manaudou non è mai piaciuta, fondamentalmente rozza anche da zozza, ma devo tributarle il rispetto che si deve ai "fenomeni che spopolano sul web", e se c'è qualcosa che ha spopolato online negli ultimi anni questo qualcosa è stata lei sotto la doccia, ginecologicamente in posa e oralmente abile, più di tutte, recordgirl senza rivali.

E Laure si sbraccia in piedi davanti a me, inguainata per obiettivi superdotati eretti a zoomarle l'inguine, avidi di prestazioni, possibilmente memorabili. Ma Laure si tuffa e nuota normalmente, pare un fumetto di quelli che fanno la schiuma e restano fermi, negli schizzi non si vede che lei è più zozza delle altre e quando arriva ultima o penultima ci resta male, gli obiettivi si ammosciano e mi spengo pure io, che pure non l'amavo, ma vedersi impopolari in vasca all'apice dello spopolamento sul web non è cosa bella per nessuno e mette più tristezza di una foto tagliata ad altezza pelvica.
La seguo con gli occhi, ne guido l'inaccapatoiamento, serro le sopracciglia mentre si toglie la cuffia e scuote il capello, le faccio il tagliando con lo sguardo mentre mi passa davanti. Ed è lì, in quell'incrocio di corsie, che inconsultamente le urlo "Laure, Laure! non ti curar di lor ma guard e pass", così, non m'è venuto altro.
Ero troppo vicino perché non mi sentisse.

Con una lenta torsione del bagnato collo, Laure mi vede e oserei dire mi guarda, incazzata più di prima, che vedere uno con la tuta Italia addosso che ti ricorda che l'or se ne è andat per lei dev'esser men bell che per altr. Ma mi guarda, proprio così, Laure che ha sudato clor per l'or e l'allor guarda Zor. L'incazzatura si blocca, per un istante rallenta la corsa sotto la doccia, mi ciocca, sissignore, mentre piange, mentre bestemmia, mentre rosica, Laure si ritaglia un secondo lunghissimissimo di flash nel quale mi ciocca.
E io, come Troisi a messa, con lo sguardo le dico "sì, sì Laure, ho capito, t'ho colpita al còr".
Perché diciamoci la verità, ste ragazze sono stanche di fisici torcia e braccia allungabili, hanno bisogno di maturità pelosa e calva ordinarietà ed è nel momento della sconfitta che si redimono e crescono. Perché nelle sconfitte ci si forma e si matura e forse mi sbaglierò, nessun giornalista lo scriverà mai, ma Laure m'ha cioccato e quasi sorriso, magari con schifato e sprezzante interesse, ma il mio controsguardo le ha ridato speranza, ci siamo stampati nelle retine, stipati con cura negli armadietti delle nostre memorie.

Da quando ci siamo carpiati nei reciproci sguardi il suo culo che s'allontana mi torna continuamente in moviola, e quando Xian mi presenta la sorella Lin, di sera tardi, un morphing multietnico trasforma Laure in una bella ragazza cinese, in costume pure lei ma sulla sabbia, che mi guarda pure lei, stavolta senza dubbio alcuno, contenta, complice e civetta.
Lin, sorella di Xian, 19 anni, fa la majorette al campo di beach volley durante Italia-Russia, studia violino da quando ha 4 anni ma ha appena finito l'ultima coreografia tra un cambio campo e l'altro, ha sudato ormone ballando White Stripes che non hanno evitato a Lione e Amore (si chiamano così i nostri pallavolisti da spiaggia) una mala sconfitta. Quando Lin e le sue amiche ballano il pubblico balla e le guarda e loro ridono per professione e per passione e il caldo sale e l'ormone gira e gli zoom si ergono di nuovo, mentre Lione e Amore affondano nella sabbia per mano di un russo implacabilmente normale che schiaccia e mura ogni italico tentativo di distrarlo con tatuaggi, occhiali, cappelli e catene.
Lin ride guardandomi di traverso, parla con le colleghe e con il fratello e guardandomi continua a ridere e ridendo se ne va, e il suo culo che s'allontana scalza quello di Laure, un culo cinese, all'improvviso, con tutte le carte in regola per spopolare sul web da un momento all'altro.
Ma a Xian non lo dirò, non ancora (o forse già lo sa).

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