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Il segreto dei Mascalzoni

Per resistere a mesi e mesi di duro lavoro lontano da casa i velisti dell'America's Cup hanno bisogno di essere coccolati sia dal punto di vista alimentare che fisico, scopriamo chi è che si prede cura della loro dieta, Vincenzo Stamilla 29, di Gela, cuoco ufficiale già dalla precedente campagna di Onorato, appasionato ovviamente di mare e di vela.






L'intervista rilasciata ad Andrea Falcon per il sito ufficiale:

Come sei entrato a far parte di Mascalzone Latino - Capitalia Team?
 
Con il colloquio più importante della mia vita, dove ho avuto il piacere di incontrare persone speciali, che mi hanno affascinato subito. Caratterialmente non sono una persona solitamente facile, ma da quel bellissimo colloquio è nato un amore. Mi è stato detto che il team voleva svilupparsi anche nei servizi della ristorazione e dell’ospitalità legati al mondo dell’America’s Cup. Era una cosa nuova anche per loro.
 
Come hai organizzato il gruppo della cucina?
 
Ho chiamato gli amici, che nel momento del bisogno si fanno sempre avanti, se sono veri amici. Il mio è un gruppo di leoni composto da sette persone, tra cui barman, camerieri, cuochi; tutte persone di diverse nazionalità. Per un’esperinza del genere è importante scegliere come collaboratori amici di vecchia data, conosciuti negli anni di lavori precedenti.
 
Sei tu a selezionare i tuoi uomini di fiducia, come fa uno skipper?
 
Deve essere per forza così. Quando si deve affrontare un impegno lungo e importante bisogna circondarsi di persone che si conoscono, perché può capitare di dover fare delle richieste particolari, che non faresti mai a un estraneo. Meglio essere circondati da persone che già conoscono il tuo carattere. Nell’America’s Cup si lavora con la massima espressione di un servizio catering moderno. Seguire la tempistica e le esigenze di un team di Coppa è la cosa più difficile. Ogni mattina noi studiamo il tempo, come i ragazzi del team, e cerchiamo di capire, in base al loro programma della giornata, a che ora sarà meglio elaborare il cibo per fornire un miglior servizio.
 
La giornata cambia anche per voi in base al vento?
 
Certamente. Se l’equipaggio decide di uscire più tardi del solito, buttiamo la pasta all’ultimo momento possibile, dato che il carboidrato è l’alimento fondamentale prima di affrontare uno sforzo fisico. Se la barca esce subito, invece, dobbiamo elaborare il cibo per metterlo nei cooler che vengono portati in mare.
 
Ogni giorno è diverso, senza orari?
 
La sera prima abbiamo un’idea di come potrebbe svolgersi la giornata seguente, ma fino all’ultimo momento cerchiamo anche noi informazioni sulle condizioni meteo. Anche perché, oltre che del personale del team, ci occupiamo anche degli eventi degli sponsor. Se c’è una bella giornata di sole, magari facciamo un aperitivo in terrazza o una grigliata.
 
Chi sceglie il menù dei velisti?
 
Abbiamo delle indicazioni dal settore dell’health and fitness gestito da Andrea Madaffari. I velisti dell’America’s Cup sono molto fortunati. Sono coccolati per lungo tempo sotto tanti punti di vista: alimentare e fisico. Sono monitorati dalla mattina alla sera: uno che entra a far parte del team con un chilo di troppo, quando finisce la sua esperienza in America’s Cup esce come nuovo. Seguono la dieta mediterranea o, come la chiamano di recente i grandi prefossoroni, la dieta di stato. Tanta verdura, tonnellate di frutta e verdura. Poi, carne, pesce, formaggi e tantissima pasta. L’obiettivo è di mantenere il colesterolo basso. La spesa la facciamo direttamente noi, come il controllo di qualità del prodotto. Compriamo direttamente dalla grande distribuzione e acquistiamo il bestiame intero. Ovviamente l’ottimizzazione dei costi coinvolge ance il nostro settore. Di fianco alla nostra base, per esempio, abbiamo la lonca del pesce, dove andiamo a battere l’asta.
 
Quanto è difficile accontentare le esigenze di tutti?
 
Dopo cinque anni che vivi insieme a questi ragazzi, conosci le abitudini alimentari di ognuno. Noi facciamo un pasto assortito, che deve andare bene a tutti. Facciamo attenzione a servire tutto quello di cui potrebbe avere bisogno una persona nell’arco della giornata. Non dobbiamo dimenticare che siamo ragazzi fortunati e che dobbiamo ringraziare sempre chi ci ha portato qua. Richieste particolari non ce ne devono essere, perché questa non è casa nostra, ma è casa di qualcuno che ci dà la possibilità di venire qua e vivere alla grande. La disciplina e l’educazione, in un momento di comunione come quello del pasto, sono fondamentali e guai a chi non li rispetta. Comunque, devo dire che le cose sono sempre andate bene.
 
Quali sono le quantità degli alimenti consumate da un team di Coppa come il vostro?
 
Altissime: 5000 litri di acqua e 300 chili di pasta al mese. Poi, per esempio, 20 chili di patate al giorno, 15 chili di spinaci. Elaboriamo 15 chili di macedonia in un’ora. Nei cooler che portano in mare, i ragazzi dell’equipaggio hanno più frutta che pasta.
 
Il pasto barca come è composto?
 
Definirlo “pasto barca” è poco. In mare, i ragazzi dell’equipaggio si ritrovano il primo, il secondo, il contorno, la frutta e i dessert. Mancano solo la tovaglia e le posate. Mangiare per tre anni con posate e contenitori di plastica non è piacevole, quindi ci impegniamo al massimo per preparare cibi che rendano la vita il meno difficile possibile, anche dal punto di vista psicologico. Il piatto principale è la pasta, leggerissima; può anche ssere solo in bianco, all’olio con il formaggio. La digeribilità è l’elemento che teniamo in considerazione più di ogni altra cosa. Facciamo dei tagli che possono essere mangiati in maniera semplice e veloce, magari anche con le mani.
 
Che ruoli hanno i dolci?
 
Servono per fare contenti i ragazzi e per creare armonia. Per addolcire un ambiente di lavoro duro come quello che si svolge alla base di un team dell’America’s Cup. Il nostro è un lavoro complesso, ma che regala tante soddisfazioni, perché questi ragazzi ti ripagano di tutto.
 
Quanto lavorate?
 
Da Mascalzone Latino il part time è di 12 ore; il full time di 24. Dopo tutto, qualcosa nella vita bisogna pur farlo...


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