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Jules Bianchi è morto, il pilota di Formula 1 aveva fatto un incidente a ottobre in Giappone

  • Getty Images
Jules Bianchi, 25 anni, è morto. La notizia che non avremmo voluto sentire è arrivata tra venerdì 17 e sabato 18 luglio. Prima la famiglia, poi la scuderia della Marussia hanno comunicato che il giovane pilota di Formula 1 non ce l'ha fatta. L'incidente risale al 5 ottobre 2014, sul circuito di Suzuka dove si correva il Gran premio del Giappone. Da allora Jules Bianchi è stato sempre in coma, senza dare alcun segnale di miglioramento.

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La dinamica dello schianto fu terribile: la sua Marussia è andata a finire, ad alta velocità, fuori pista mentre una ruspa stava rimuovendo un'altra vettura, quella del pilota Adrian Sutil. Sin dai primi momento era chiaro la gravità dell'incidente. La monoposto di Bianchi era completamente distrutta. "Ha lottato fino alla fine, come ha sempre fatto, ma oggi la sua battaglia è arrivata alla fine. Il nostro dolore è immenso e indescrivibile", ha scritto la famiglia comunicando la notizia.

Le iniziali speranze della famiglia sulla ripresa del pilota

La carriera del francese era in una fase di crescita: in 34 gare corse aveva ottenuto 2 punti, nonostante non avesse mai avuto la possibilità di guidare una monoposto competitiva. E purtroppo qualsiasi speranza è stata cancellata da quel terribile 5 ottobre, in cui il 25enne ha trovato lo scontro che gli è costato la vita.

A seguire il video dell'incidente risultato fatale a Jules Bianchi

La morte di Jules Bianchi è arrivata a pochi giorni dallo sfogo disperato del padre, Philippe Bianchi. "E’ una tortura quotidiana, insopportabile", aveva detto nei giorni scorsi un'intervista a France Info. "A volte mi sembra di impazzire, è peggio che se fosse morto. Il tempo passa, ora sono meno ottimista rispetto a tre mesi dopo l’incidente, quando ancora avevamo modo di sperare", ha raccontato l'uomo. E infine ha fatto una rivelazione ancora più amara: "Siamo sicuri che si troverebbe a vivere una situazione che non gli piacerebbe, visto che una volta disse che se avesse avuto un problema simile a quello di Schumacher, per lui sarebbe stato molto difficile. Non avrebbe accettato l'idea di non essere più in grado di fare il pilota di Formula 1".

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