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La festa di Alinghi

Grande festa a Valencia, il patron di Alinghi Ernesto Bertarelli si gode la sofferta vittoria e solo domani annuncerà qual è il futuro della Coppa. Delusione in casa kiwi.







Le foto della festa

I momenti decisivi della sfida



Il racconto dal sito ufficiale dell'America's Cup.

Oltre 40mila persone si sono accalcate lungo il canale del Port America’s Cup di Valencia per festeggiare il Defender della 32ma edizione. Sul palco galleggiante rosso e bianco, a forma di croce svizzera, è salito tutto il team, equipaggio A ed equipaggio B, perché oggi la vittoria è di tutti e perché tutti, in questi quattro anni, hanno contribuito al successo odierno. La ‘Auld Mug’ è passata di mano in mano, sollevata in trionfo da tutti i velisti e anche da Michel Bonnefous e da Pierre-Yves Firmenich, rispettivamente CEO della società organizzatrice della 32ma America’s Cup, e Commodoro della Société Nautique de Genève.

La Société Nautique de Genève ha identificato il nuovo Challenger of Record per la 33ma America’s Cup. La curiosità è forte ma nessuno vuole parlare del futuro. “Oggi è tempo di festeggiare e di riposarci. Tra due giorni parleremo del futuro, della prossima sede, del prossimo Protocollo”, ha detto Bertarelli.

Per Alinghi, al termine della premiazione - accompagnata da fuochi d’artificio e classica doccia di champagne - c’è stata la conferenza stampa ufficiale. Presenti sul palco, insieme alla Coppa, Ernesto Bertarelli, il tattico Brad Butterworth, il navigatore Juan Vila, il timoniere Ed Baird e il direttore sportivo Jochen Schueman. In sala anche Francesco ‘Cico’ Rapetti, che nel 2003 è stato il primo italiano a vincere la Coppa e che oggi ha ‘bissato’ questo successo, ‘trascinandosi’ dietro Lorenzo Mazza e Claudio Celon.

Amo questo team”, ha detto Bertarelli, visibilmente felice. “Quanto più fatichi a conquistare qualcosa, tanto più te la godi quando l’ottieni e questo è quello che è successo oggi. Abbiamo dimostrato di essere un team forte, coeso, capace anche di recuperare dalle retrovie e di vincere. Abbiamo dimostrato che la Svizzera non è solo il paese dei cucù e della cioccolata... Esattamente come la Svizzera, Alinghi è un team aperto allo ‘straniero’, alla tecnologia, alle nuove idee ed è capace di trovare la forza in se stesso”.

Ed Baird ha fatto un eccellente lavoro”, ha detto Butterworth, “anche se buona parte di questa vittoria va a Rolf Vrolijk, a Grant Simmer e a tutto il team progettuale. Sono sempre del parere che noi avevamo un piccolo margine di vantaggio che ci ha permesso di vincere”.

Emirates Team New Zealand, nel frattempo, rientrava alla base, con l’amarezza di non aver portato a termine il compito affidatogli ma anche con la consapevolezza di essere stato il miglior challenger possibile, e di aver contribuito alla riuscita della più bella finale di Coppa in 156 anni di storia dell’evento. Grant Dalton, Managing Director e leader di Emirates Team New Zealand, ha parlato di “una sconfitta dolorosa” ma non ha lesinato complimenti ad Alinghi: “Noi abbiamo fatto un lavoro eccellente e sono orgoglioso dei miei ragazzi, ma Alinghi ha semplicemente fatto meglio... Non siamo venuti qui per partecipare ma per vincere e non ci siamo riusciti. Adesso dobbiamo sederci attorno ad un tavolo e pensare al futuro”.

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