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La Maratona della Pace, a Gerusalemme per la speranza

Una corsa per la speranza. Descrivere certi avvenimenti e cercare di intingere le parole dello stesso spirito e atmosfera che solo certi avvenimenti possono trasmettere non è mai semplice, ma ciò che è avvenuto a Gerusalemme ancora una volta dimostra l’importanza dello sport.

Si chiama "Maratona della Pace", e questa era la sesta edizione organizzata dal Csi (Centro Sportivo Italiano) appena due settimane dopo il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa. E a poco più di 5 mesi dal tragico, ennesimo conflitto tra israeliani e palestinesi (terminato con l'invasione dell'esercito di Tel Aviv di Gaza). Eppure lo sport è arrivato li, dove il confine tra la vita e la morte è sottile, e al di la di un muro il mondo può cambiare.

E proprio quel muro hanno varcato gli atleti, italiani, palestinesi, australiani, un po’ da tutto il mondo, quel muro che separa Israele dal territorio Palestinese, dove proprio degli sportivi israeliani si sono uniti alla corsa, prima di raggiungere il cuore di Gerusalemme, una sorta di unione sportiva davvero importante perché al di la delle differenze. E anche tanti sportivi italiani, tra gli altri Andrea Zorzi, Demetrio Albertini e Giovanna Trillini (che non l'ha terminata perché aspetta il secondo figlio), mescolati a semplici appassionati come Don Claudio Paganini, consulente spirituale del Brescia Calcio.

Tutti insieme per lo sport, sport questa parola, ce forse per una volta, ancora una volta, è sinonimo di pace e forse, perché no, di futuro.

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