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Lakers asfaltati, Boston trionfa

Siate Bird. E' stata questa la frase che i giocatori di Boston si sono sentiti ripetere dal proprio coach prima di scendere sul parquet di casa per la (potenziale) gara decisiva, quella che avrebbe potuto regalare ai Celtics il diciassettesimo stendardo da appendere alle pareti del Garden.

Ma i Lakers non sono uno sparring partner e lo hanno dimostrato in tutta la serie: si sono presentati in forma, con una bella vittoria rimediata in gara 5, pronti a dare battaglia e con un Kobe Bryant capace di portare sulle sue spalle il peso dell'attacco gialloviola. Ma a Boston sapevano di poter contare su un qualcosa che fa la differenza: l'orgoglio. La voglia di tornare vincenti dopo 22 anni di mediocrità passati nel limbo dell'NBA, tra eliminazioni al primo turno, roster instabili, record sotto il 50%: poi la luce con la dirigenza che ha affiancato ad un Paul Pierce sempre sulla cresta dell'onda, due giocatori capaci di fare la differenza come Ray Allen e Kevin Garnett, veterani con tanta voglia di dimostrare ancora una volta il loro talento. Oltre ad un backcourt di alto livello con Posey, House, Cassell, PJ Brown e Powe.

Una vittoria già scritta? Assolutamente no, perchè i sorprendenti Lakers dell'MVP stagionale Kobe Bryant hanno dato spettacolo nella post season, eliminando avversari più quotati come gli Spurs del redivivo Tim Duncan. Ma in gara 6 non c'è stata storia: la partita "vera" è durata meno di un quarto di gioco, con un Bryant capace di 11 punti in 6 minuti e con l'attacco di Boston ancora addormentato. Poi solo Celtics, con tanta difesa (capace di tenere a secco Bryant per 11 minuti), rimbalzi e contropiedi brucianti che hanno sfiancato la difesa ospite: Rondo imprendibile, KG monumentale (26 punti e 14 rimbalzi), Allen solito cecchino (7 triple messe a segno, pareggiato il record) e Pierce in versione altruista (10 assist).

Dall'altra parte, Odom e Gasol inconcludenti, Bryant tenuto sotto media ed una panchina che ha visto il solo Farmar dannarsi per infilare qualche canestro. Il tabellino vedeva i Lakers sotto di 23 alla pausa e di 39 alla sirena (record per una finale): una sconfitta senza appelli, una brutta partita della squadra guidata dal "maestro zen" Phil Jackson che non è riuscita a frenare la forza devastante dei Celtics.

Alla fine del match è partita la grande festa, attesa per oltre due decenni: tanto champagne, tanti abbracci e anche qualche lacrima per Rivers e per Allen (alle prese con problemi legati al figlio malato). Boston non dimentica di osannare le proprie leggende (il sigaro di Red Auerbach è stato uno degli emblemi delle celebrazioni), ma adesso ha altri eroi da portare in trionfo: il Garnett che, emozionatissimo, urla al cielo "Anything is possible", il Pierce che ha guidato la barca per dieci lunghi anni (giustamente nominato MVP delle finali) e Allen, vero uomo squadra.

Loro sono solo gli esponenti più illustri di un gruppo perfetto, unito e vincente che ha dimostrato quanto il basket non sia solo talento individuale: la meritata festa è tutta per voi.

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