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L’ippica è morta, 4 anni per cercare di salvare quel che rimane

Uno sport da salvare: l’ippica. E’ stato presentato dal ministro delle Politiche agricole Zaia un piano per salvare uno sport che negli ultimi anni in Italia ha subito la sua massima flessione in negativo, uno sport che lentamente sta scomparendo e che va salvato essendo parte di quella che è la storica tradizione sportiva del nostro paese.

I numeri in effetti sono inquietanti, a partire dalla riduzione degli spettatori che in 13 anni è passata da 2 milioni e 617 mila a soli 157 mila, il 94 % in meno, riduzione legata a tanti fattori, e tutti negativi. Innanzitutto il numero delle corse, troppe per il Ministro, che dovranno scendere, entro il 2013 da 21.338 dovranno a 15.600 con lo scopo di riportare interesse intorno a veri avvenimenti sportivi e far tornare negli ippodromi il pubblico pagante.

Poi la legalità. “Bisogna diffondere tra gli operatori la cultura della legalità, indispensabile per far acquisire nuovamente un riconoscimento sociale positivo" - ha sottolineato il ministro Zaia evidenziando la necessità di riportare alla legalità uno sport nel quale la criminalità è penetrata a 360°m con scommesse illegali, criminalità e doping - "Uno dei motivi del crollo delle scommesse è questo: la perduta credibilità dell'ippica, dei suoi risultati. Non è uno sport marcio, ci sono mele marce"- e ancora - "In Italia arrivano allenatori cacciati dai loro paesi. Vengono da noi e continuano a fare le cose irregolari per cui sono stati espulsi a casa".

All'Unione italiana razze equine, l’UNIRE, il piano toglierà dei poteri, perché è evidente che qualcosa sotto che non va ci deve essere, basta pensare che la società, guidata da Goffredo Sottile, dichiara 2,6 milioni l'anno solo per l’affitto della sede romana, cosa che insospettisce, specie perché i soldi nell’ippica non ci sono più, e allora ultima chance offerta dal ministro che ha un mese e mezzo per rispondere alle richieste di Zaia altrimenti sarà commissariato.

Basta soldi dello Stato, e su questo il Ministro è categorico: "L'ippica ha vissuto lunghe stagioni senza pensare a diventare redditizia: tanto le scommesse non crolleranno, tanto lo Stato ripianerà. Si davano i finanziamenti a seconda dell'aggressività di chi li richiedeva. Quell'epoca è finita” – e aggiunge - Oggi scommettere sull'ippica offre meno ritorno che scommettere su qualsiasi altra cosa ed è necessario anche organismi che diano spazio televisivo alle corse: I giovani non sanno cos'è l'ippica perché l'ippica non è in televisione, neppure quando ci sono avvenimenti internazionali".

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