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L'orco Chabal, il chiropratico e... napo orso capo

Il rugby è spesso popolato di figure leggendarie, giocatori che finiscono per divenire quasi personaggi usciti dalla fantasia, da saghe medievali in cui si intrecciano storie di draghi, orchi e cavalieri.

La realtà è che quando il coraggio, la forza e il sacrificio, così lontani dalla vita dei nostri giorni, vengono messi alla base di uno sport, è facile che i giocatori più rappresentativi e caratteristici di tale sport divengano quasi personaggi da romanzo, miti a cui ispirarsi, ai quali affibbiare soprannomi come agli eroi delle fiabe. In particolare emergono nell'immaginario collettivo quelle figure che fanno dei muscoli e della potenza la loro caratteristica fondamentale, che possono sconvolgere gli equilibri di una partita semplicemente spazzando via la linea di difesa avversaria.

L'orco: Sèbastien Chabal.

Un omone barbuto di 1.92 m x 107 kg (guarda la fotogallery)che ho visto correre trascinando per terra dietro di sé tre All Blacks sembra fatto apposta per spaventare i bambini.

Chabal è realmente una leggenda del rugby per l'aggressività che mette nel suo gioco. I suoi placcaggi (come quello sul neozelandese Masoe) sono leggendari: i tifosi francesi lo chiamano "l'Homme des Cavernes" (l'uomo delle caverne), quelli del Sale Sharks (il team inglese in cui gioca) "seabass" (branzino) per la facilità con cui nuota dentro maul e ruck.

Per altri è Rasputin, Attila, Jesus, Hannibal Lecter, lo spaccaossi o l'anestesista. I suoi fan gli sono talmente attaccati da farsi chiamare Chabalists, come se si trattasse di un culto, di una religione pagana. Tale amore non è condiviso dall'allenatore francese Laporte, che vorrebbe al suo posto gente più tecnica, ma che non può rinunciare ad un giocatore capace di penetrare attraverso le linee avversarie come Obelix tra le legioni romane e che soprattutto è un punto di riferimento per il pubblico francese, rugbystico e non. Roselyne Bachelot, ministro dello Sport francese, ha dichiarato di essere tra le sue fan più accanite uscendosene con un'imbarazzante: "Il est mon chouchou [E' il mio tesoro]".

Il chiropratico: Brian Lima

Meno conosciuto, ma non meno "pericoloso" è Brian Lima, samoano, solo 1,82 x 97 kg, capace di rimescolarti le ossa con dei placcaggi veramente al limite della correttezza. Il sudafricano Derick Hougaard probabilmente sta ancora ripensando alla botta presa durante il campionato del mondo del 2003...

Il "chiropratico" Lima è il solo giocatore al mondo ad aver partecipato a 5 edizioni del RWC (1991-1995-1999-2003-2007) ed è in assoluto il miglior giocatore di rugby di Samoa di tutti i tempi.

Napo orso capo: Finau Maka

Il suo motto è: "Se ci credi, può succedere. Se non ci credi, non succederà". Vederlo giocare (guarda la fotogallery) con la sua capigliatura incredibile e la sua mole da titano (è alto 1.91 senza capelli e pesa 110 Kg) fa veramente paura. Maka viene da Tonga ed ha recentemente portato la sua squadra ad una storica vittoria contro gli Stati Uniti.

Gioca nello Stade toulousain, in Francia, insieme al nostro pilone Salvatore Perugini e per anni ha rinunciato alla nazionale tongana con la speranza di militare, come straniero naturalizzato, nel team nazionale transalpino. La miopia dello staff francese ci ha salvato dal vederlo fianco a fianco a Chabal... Chissà che squadra sarebbe stata...

Con la maglia di Tonga ha già segnato una meta in questo mondiale e il suo contributo si è sempre fatto sentire. E' una vera forza della natura ed esprime appieno la vitalità della sua gente oltre ad avere doti tecniche non trascurabili.

La mia considerazione finale è che, sebbene sia divertente scherzare sul'aspetto da cavernicolo di Chabal o le capacità taumaturgiche di Lima, il rugby non è fatto solo di giganti barbuti e colossi ma di spirito di squadra, di velocità, di intelligenza. In una squadra tutti, nani o giganti, danno il loro contributo alla vittoria. Anzi, spesso è proprio la velocità di un "piccoletto" a ribaltare una partita...

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