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Magic Johnson, 50 anni in faccia alla sieropositività

«Il sorriso che spiazzava difese e avversari». Questo è Magic Johnson: ex stella dei Lakers, da 18 anni sieropositivo, ha dimostrato al mondo che con l’AIDS si può continuare a vivere, e lo ha fatto spegnendo la 50esima candelina sulla sua torta di compleanno.

Magic, prima uno dei più cestisti grandi di sempre, poi commentatore di basket, così popolare negli States da sembrare immortale ed infina anche showman: Magic nonostante il suo mezzo secolo, è stato e rimane tutt’ora, un’icona americana.

«Qualche volta pensiamo che solo gli omosessuali possano essere contagiati e che a me non può accadere», disse quando 18 anni fa gli fu riscontrata la sieropositività, era l’8 novembre 1991, quel maledetto giorno che gli segnò la vita in maniera improvvisa e dolorosa. Ma Magic non si è arreso, sfidando la malattia come tutti i suoi avversari prima di essi, dribblando i suoi attacchi come faceva su quel campo che non si è mai dimenticato le falcate di questa leggenda dello sport.

Una vita la sua, dopo il basket, dedicata alla lotta contro l’AIDS, che lui ancora quotidianamente combatte a suon di Azt e farmaci inibitori della proteasi, culminata poi due anni fa nella famosacampagna pubblicitaria in favore della Abbott che raccolse quasi 60 milioni di dollari grazie al suo volto, mirata a dimezzare in 5 anni il numero dei sieropositivi.

Ora Magic sa che si può vivere anche con l’Aids, e lo ha dimostrato a tutto il mondo nel 1996 quando rientrò in campo per una partita contro un altro senatore di questo sport, Michael Jordan: quella partita la perse 84 a 99, ma lo stesso guardo il mondo in telecamera e disse: «Ora la gente si convincerà che non può succedere niente», rispondendo a chi lo aveva messo in panchina per timore di contagio quando il gioco si fa duro.

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