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Niente Miss Sport Italia, sminuisce la donna

L’idea sembrava buona ma si è arenata al primo scoglio. Stiamo parlando dell’iniziativa ‘Miss Italia Sport’, un’iniziativa partorita da Patrizia Mirigliani e che il Coni sul subito aveva accettato a braccia aperte: una fascia che sarebbe andata alla più bella sportiva d’Italia fra le giovani atlete tesserate delle Federazioni Sportive Nazionali e delle Discipline Sportive Associate riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale.

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In pratica ogni associazione avrebbe mandato la propria Miss e queste si sarebbero sfidate tra di loro in un concorso di bellezza di atlete, ed eravamo anche abbastanza avanti in alcune categorie: per esempio la Federazione pallavolo aveva già scelto Carolina Balsanti, ala destra della nazionale, e noi possiamo sbizzarrirci a sceglierne qualcun'altra come Federica Pellegrini per il nuovo, o Flavia Pennetta per il tennis... aspettiamo i vostri suggerimenti.

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Fatto sta che nulla, la competizione è stata annullata, così come anche l’idea di eleggere Miss Fair Play, e questo nonostante gli accordi già presi tra Rai Sport, Comitato Nazionale Fair Play e Cusi (il Centro Universitario Sportivo Italiano): ‘il Comitato olimpico nazionale e l'organizzazione di Miss Italia, di comune accordo – smentisce seccamente un comunicato - hanno deciso di soprassedere all'iniziativa per sopraggiunte difficoltà tecnico-organizzative’. In pratica è stata rivolta: si rischia di tornare indietro di anni e valutare la donna solo per il proprio aspetto, e nello sport questo sarebbe un dramma.

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Abbiamo lottato per svincolare la donna-atleta dai canoni estetici – commenta Antonella Bellutti, due ori olimpici nel ciclismo ad Atlanta 1996 e a Sydney 2000 - e si corre anche il rischio che le sportive bellissime che vanno in tv vengano considerate più brave di quelle che non vanno in tv. Tutto questo mi sembra una perdita di risorse e una mancanza di rispetto nei confronti di chi, negli anni, ha provato a far sentire una voce diversa’.

Il nuovo titolo non fa che avallare il modello culturale dominante di 'corpo' – aveva rincarato la dose Edio Costantini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport - , asservito al consumo, all'apparenza e al successo, e che sia proprio il Comitato olimpico nazionale a sottoscriverlo è molto discutibile’.

 (foto © LaPresse)

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