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Mosley come una suocera, a priori sempre contrario

Ormai Max Mosley è davvero al capolinea. Confuso in tutto, un giorno dice delle cose e il giorno dopo le smentisce, tutto per ripicca, tutto per far vedere che è ancora lui a comandare, a dettare legge, ma ormai è più che palese che non lo vuole più nessuno.

Quando ci sono accordi in vista è docile come un cagnolino mansueto, se però non si fa come dice lui allora fuori le unghie, e questo è successo anche tra ieri e oggi: se ieri infatti aveva preso in considerazione l’idea di non ricandidarsi oggi fa tutto l’opposto, lancia anzi ultimatum a chi non fa quello che lui comanda, come un suocera appunto.

"I team vogliono solo contrastare il tentativo di regolamentare il Mondiale di F.1 e questo è inaccettabile", intendendo che potrebbe ricandidarsi ad ottobre, ma la domanda vera è…chi lo voterà ancora dopo tutto questo trambusto da lui generato? "Nelle ultime settimane è apparso sempre più chiaro che, secondo gli obiettivi dei team dissidenti, dovrei dimettermi dalla presidenza della Fia – questo il suo commento di oggi rilasciato al magazine Autosport -. Lo scorso anno mi avete garantito la vostra fiducia e, come vi ho scritto il 16 maggio 2008, non era mia intenzione ricandidarmi a ottobre di quest'anno", prosegue Mosley rivolgendosi ai membri della federazione. "Tuttavia, alla luce dell'attacco nei confronti del mandato che voi mi avete conferito, ora devo riflettere se la mia iniziale decisione di non ricandidarmi fosse la più giusta senza alcun dubbio. Spetta ai membri della Fia, e solo a loro, scegliere democraticamente la leadership. Non sta all'industria automobilistica e ancor meno alle persone che l'industria sceglie per gestire i team di Formula 1".

L'azione della Fota, scrive Mosley nella lettera odierna non solo "è un attacco al diritto della Fia di regolamentare il Mondiale di F.1 ma, peggio ancora, è una critica ingiustificata e una sfida diretta all'intera struttura e missione della Fia. Nessun presidente della Fia può consentire che questo accada senza repliche. Stiamo preparando azioni legali, se necessarie, per proteggere i diritti della Fia nei suoi campionato e per dissuadere ogni team dissidente di Formula 1 dall'esecuzione di atti illegali. L'elemento catalizzatore dell'attuale disputa è stato il tentativo della Fia di ridurre i costi in F.1. La diminuzione delle spese è essenziale per la sopravvivenza dei team indipendenti. Senza questi ultimi, il Mondiale dipenderebbe esclusivamente dalle case costruttrici che, ovviamente, sono sempre arrivate e se ne sono andate a piacimento". A detta di Mosley: "è straordinario che, nel momento in cui tutte le 5 grandi case costruttrici sono in difficoltà finanziaria e fanno affidamento sul denaro dei contribuenti, i team che fanno capo ai costruttori minaccino la creazione di un Mondiale alternativo per evitare la riduzione dei loro costi. Resta da stabilire se i vertici delle compagnia consentano un simile spreco di preziose risorse".

Ora pur non prendendo una posizione sulla vicenda, in quanto anche il Presidente della Fia ha le sue ragioni, come non rimanere basiti davanti certi atteggiamenti che non riguardano più lo sport. A questo punto è una questione di principio per tutti e Mosley non è intenzionato a cedere di una virgola, anche se inevitabilmente tutto ciò lo porterà al tracollo. Come nelle discussioni in famiglia, anche qui siamo ad un punto di stallo risolvibile solo con la rottura o con un accordo, possibile solo con uno sforzo da entrambe le parti, ma a vederli così sembra cheFota e Fia godano nel litigare, proprio come accade tra genero e suocera, sempre a pizzicarsi per arrivare poi a tirare fuori gli artigli.

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