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Nba, sciopero confermato

  • LaPresse

La Nba è ufficialmente nel caos. E’ andato a vuoto infatti l’ultimo incontro utile per cercare di rimediare alla voragine creatasi nel rapporto tra lega e giocatori che ha portato alla clamorosa serrata del campionato di basket più spettacolare al mondo.

La riunione fissata per ieri in un albergo newyorchese ha visto seduti allo stesso tavolo le due parti in causa, ma non è bastata. Sette ore di chiacchiere (con i giornalisti ad aspettare all’esterno dell’hotel, tenuti a bada dalla security) al vento: lo sciopero Nba è stato confermato, con le prime due settimane di campionato già cancellate.

L’attesa era tanta, ma quando David Stern, il commissario della NBA, si è presentato ai cronisti in attesa dinanzi al Lowell Hotel (situato all’interno della Upper East Side di Manhattan) a tutti è stato chiaro l’esito della trattativa: non ci voleva certo un genio della psicologia per capire dall’espressione di Stern quanto era appena accaduto.

Nba da una parte e giocatori e sindacato dall’altro su due sponde lontanissime con in mezzo un mare di polemiche, incomprensioni, vittimismi. ‘Siamo costretti ad annunciare ufficialmente la cancellazione delle prime due settimane di regular season’, le parole di Stern ‘purtroppo noi e i sindacati siamo lontani su molti punti di vista e questo non ha permesso una soluzione diversa alla crisi’.

E pensare che lega e rappresentanti dei cestisti hanno tralasciato l’argomento della questione più complicato, ovvero il bri (gli introiti creati dall’attività della Nba), soffermandosi invece sul tetto salariale ‘Abbiamo parlato per ore del salary cup, ma siamo rimasti praticamente sulle posizioni di partenza’, ha chiarito Stern.

Billy Hunter, boss del sindacato, ha commentato in maniera caustica la riunione: ‘Pensano che i giocatori cedano non appena vedranno i loro stipendi volatilizzarsi, ma non sarà così. Siamo un blocco unito e andremo fino in fondo’.

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