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Nba, si comincia senza arbitri! Guerra a Facebook

Inizia la stagione dell’Nba, anche se, diversamente dal solito, quest’anno la preseson è accompagnata da una vagonata di polemiche legate agli arbitri dopo il no della categoria all’offerta presentata venerdì dalla Nba: e così Utah – Denver, in onda in Italia questa notte intorno alle 3, sarà arbitrata da un fischietto di riserva.

L’offerta riguardava i 57 fischietti pro, offerta che aveva rotto il muro degli arbitri con tre membri su 5 che avevano accettato la riduzione del numero di gare affidate agli arbitri di D-League e Wnba (da 100 a 50) e assicurando ai sei arbitri pronti ad andare in pensione nel prossimo biennio una liquidazione da 575mila dollari ciascuno. Ma proprio mentre tutto questo stava per concretizzarsi, uno dei 3 membri del comitato esecutivo ha cambiato idea spingendo gli arbitri riuniti a Washington a tornare sui propri passi respingendo l’offerta con 43 no e 14 sì.

“Avevamo raggiunto un accordo di principio con gli arbitriha fatto sapere l’Nba alle 30 squadre -, ma questa intesa non è stata rispettata, e non è la prima volta che l’associazione arbitri si comporta in questo modo. Viste queste premesse, non pensiamo di concludere un accordo in tempi utili, e quindi andremo avanti con gli arbitri di riserva”.

Ora sta a Biran Lam, sostituto di Lamell McMorris che stava negoziando con gli arbitri con scarsi risultati evidentemente, cercare un accordo utile, e dal mondo Nba arrivano i primi commenti: “Non so se i sostituti saranno all’altezza” dice Larry Brown, in panchina anche nel 1995-96, l’ultima volta che la stagione cominciò senza arbitri pro. “Sarà terribile – replica l’ala di Denver Kenyon Martin - non credo che gli arbitri di riserva si adatteranno al ritmo delle partite”.

Ma non finisce qui, come se non bastasse arriva anche la polemica sui social network: i giocatori non potranno infatti più utilizzare dispositivi elettronici 45 minuti prima e dopo l’inizio delle partite fin dopo le intervite con i media a seguito dell’episodio avvenuto lo scorso anno quando Charlie Villanueva aveva più volte pubblicato messaggi su Twitter durante l’intervallo. Questioni di diritti con i media e di rispetto, anche questo si rende necessario nell’epoca di Facebook.

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