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Non chiamatela sexy… Yelena vuole salire sempre di più

Record Mondiale di salto con l’asta all'aperto (5,05), indoor (5 metri), 8 medaglie tra olimpiche e mondiali, e 26 primati battuti uno dopo l’altro, (14 open, 12 al coperto): questo il palmares di Yelena Isinbayeva, che all’alba della prima tappa di Berlino Golden League, prova speciale sulla pedana, si prepara ai Mondiali in programma dal 15 al 23 agosto.

Corpo statuario e muscoli scolpiti, ma lei ancora si stupisce quando qualcuno la chiama sexy, lei che quel suo corpo perfetto lo vede solo con una macchina da salto, uno strumento per arrivare così in alto come nessuna donna prima di lei. Sa bene di essere la è più forte, e fino al 2013, data dei Mondiali di Mosca e del suo annunciato ritiro, non è intenzionata a concedere nulla: ”fino a quel giorno le mie avversarie possono mettersi il cuore in pace. Lascerò loro soltanto le briciole – ha dichiarato la russa che poi ha continuato parlando del suo futuro - Salti e record. Fino a quando sarò un'atleta. Poi, quando smetterò, una famiglia e molti figli”.

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Tra i suoi grandi desideri c’è infatti anche quello di diventare mamma, ma c’è ancora da salire molto prima di raggiungere il record di 5,30 che Petrov, suo ex allenatore e guru del salto in alto, ha fissato come limite femminile, tanto che anche lei non è troppo ottimista: “Non credo raggiungerò quell’altezza. Quella misura esce dagli studi e dalle proiezioni di Vitaly, ma non fa per me. Io mi fermerò a 5,20”, ma saltati con stile, alla Bolt diciamo, uscendo da quei rigidi schemi pre impostati spesso legati all’atletica: “ La cosa più importante deve restare la gara, non ci sono dubbi, ma sarebbe importante aggiungerci anche lo spettacolo”.

Il complimento che proprio non capisce è uno solo: “Quando mi dicono che sono sexy”, infatti il suo corpo statuario per lei è un mezzo, non qualcosa da esibire, per ora almeno “Chiariamo, so di avere un bel fisico. Non posso mica negarlo. Ma è frutto del mio lavoro, degli allenamenti che faccio. Ma sexy proprio non mi vedo”.

Guai a parlarle di sconfitta: “È una parola che non so nemmeno pronunciare”, e allora non ci resta che aspettare e vedere quanto ancora in alto potrà salire questa dea dello sport, che a quanto pare ha ancora molto da dire, e lo farà presto.

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