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Portoghesi poveri ma belli, l'Italia delude

Siamo al 71' minuto. Manca poco alla fine della partita. Se i giochi finissero qui ci sarebbe ben poco da sorridere: un Portogallo tutto cuore, un'Italia da dimenticare.

I lupi portoghesi l'hanno buttata sul nervosismo, non mollando mai su ogni pallone, fino all'ultima goccia di sudore. Non hanno cercato virtuosismi (che non hanno) ma un gioco semplice: recupero e ripartenza, raccogli e vai. Gli Italiani hanno perso galassie di palloni, impantanandosi in uno sterile gioco d'attacco. Oggi sono veramente pochi i giocatori da salvare tra gli azzurri e il migliore in campo è quell'entità compatta e unica che risponde al nome di nazionale portoghese.

Bortolami, il nostro capitano, è nervosissimo (e chi potrebbe dargli torto) e un mix composto di confusione e un arbitro fiscalissimo ma impreciso gli hanno procurato un cartellino giallo che lo ha tenuto fuori per un po'. Eppure eravamo andati in meta con un bell'affondo di Masi proprio all'inizio e Bortolussi, spesse volte impreciso, l'aveva anche buttata tra i pali: sembrava funzionare tutto.

Eppure, ancora una volta dopo un'inizio spumeggiante ci afflosciamo. Il presidente Dondi in settimana aveva detto: "Ho trovato una squadra che mangia e dorme troppo". E sembrerebbe essere proprio cosi' perchè al 32' il Portogallo trova anche una meta (!) con Penalva e ci tengono a galla solo tre calci piazzati di Bortolussi.

La cosa più bella del primo tempo sembrerebbero le lacrime di Alessandro Troncon per la centesima maglia azzurra. Tronky come sempre una spanna su tutti anche se qualcuno tenta di risvegliarsi dal torpore: Masi ad esempio, Ghiraldini ma anche Mauro Bergamasco e Bortolussi (fino a che tocca la palla solo con i piedi).

Il secondo tempo è una fotocopia del primo e quando vedi sbagliare anche gente come Parisse capisci che c'è da preoccuparsi. I nostri non sfondano, né con la potenza, né con la velocità. Vosawai è inesistente e alla fine lascia il posto al nuovo arrivato Silvio Orlando. Ma arriva il 71' minuto...

Troncon ha urlato così tanto durante la partita che comunica a gesti ma gli altri non si svegliano. Allora decide di pensarci lui: un bel calcione in avanti ci porta ad una decina di metri dalla meta. Magicamente la squadra italiana si sveglia. La cassaforte italiana spinge, sorretta dalle urla che dalle case, dai pub, da qualsiasi posto in cui si veda rugby nella penisola si alza a spingere quella maledetta palla oltre la linea. Ghiraldini in piedi, stretto come un'acciuga di cento chili tra maglie rosse e azzurre chiama tutti a dare una mano, Tronky con la voce rimasta grida "Bravi, Bravi!" e rotoliamo tutti in meta insieme a Mauro Bergamasco, a salvare un po' l'onore ferito.

Al 76' azione fotocopia ma stavolta la cassaforte si sgretola e De Marigny si inventa un calcetto in avanti che Masi va a realizzare. Eppure usciamo con i musi lunghi...

Il nostro (ex) ct Berbizier sembra assente, alcuni giocatori con la testa altrove. Spero solo che l'orgoglio di qualche veterano tipo Tronky basti a rimetterci in carreggiata e a battere una Scozia che sembra far paura quanto gli All Blacks.

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