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Roland Garros, vincono Federer e la Kuznetsova

E’ Federer il vincitore del Roland Garros, e per lui forse questo è uno dei trofei più ambiti e sentiti. Qui non aveva mai vinto, sconfitto in finale 3 volte da Rafael Nadal, e con questa vittoria agguanta il suo quattordicesimo Slam, tanti quanti Pete Sampras, e riesce così finalmente a vincere tutti i tornei dello Slam, come avevano fatto prima di lui solo Fred Perry, Donald Budge, Roy Emerson, Rod Laver, Andre Agassi.

Ed è proprio l’avversario più tenace di Sampras, ironia del destino, Andre Agassi, a premiare Roger, che visibilmente commosso, non solo per la vittoria ma per tutti i significati che essa porta con sé, una vittoria della quale tutto sommato anche lo sfidante, un grande Robin Soderling che aveva buttato fuori Nadal, era almeno in parte felice.

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Il match si è chiuso sul 6-1 7-6 6-4, insomma poco da dire per Soderling, che ha alzato bandiera bianca dopo un’ora e 55 minuti: "Roger mi ha dato una lezione. E' il miglior giocatore della storia", ha dichiarato alla fine del match, mentre Federer era ovviamente incontenibile: "E' bello - ha detto Federer - vincere questo torneo, per me è un momento magico. Ringrazio Soderling che è davvero un bravo ragazzo e spero che vinca tanto. Mi fa onore avere qui al mio fianco anche Agassi che è stato l'ultimo a centrare tutti gli slam e auguro ad Andre e alla sua famiglia tutto il bene possibile. Sarebbe stato più difficile per me vincere qui se Andre fosse ancora in attività. Poi un saluto affettuoso a tutto il mio clan e alla mia amata moglie che sta aspettando un bambino. Avendo tutta la pressione di questo mondo addosso, ma ce l'ho fatta. Siete il miglior pubblico del mondo".

Ha pianto anche Dinara Safina, ma per le la storia è ben diversa, infatti per la terza finale di fila è uscita sconfitta, questa volta addirittura per mano di una sua connazionale Svetlana Kuznetsova, che ha piegato la Safina appunto in un rapido 6-4, 6-2.

"Prima di scendere in campo - ha raccontato Svetlana - ho provato delle sensazioni positive, le stesse dello US Open del 2004. Sapevo che la tensione avrebbe danneggiato il gioco di Dinara e alla fine ho coronato un sogno che cullavo da tanto". Fatto sta che la tensione della finale non può essere sempre protagonista quando di mezzo c’è la Safina, per essere la numero 1 le lacrime alla fine di un torneo devono essere di felicità, quelle disperazione sono per i secondi.

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