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Rugby, l’Italia vuole il Mondiale del 2015

L’Italia del Rugby ci prova. Al Royal College of Physicians di Dublino, l’Italia ieri si è ufficialmente candidata come paese ospitante della Coppa del Mondo 2015 o 2019. I big di questo sport c’erano tutti, anche perché oltre a noi, per presentare la candidatura, c’erano tre potenze non indifferenti: l’Inghilterra (solo per il 2015), il Giappone ed il Sud Africa.

La decisione arriverà il 28 luglio, e c’è da scommettere che lo staff azzurro avrà fatto il possibile per accaparrarsi questo evento, che oltre a portare un notevole riscontro economico sarebbe anche un profondo motivo d’orgoglio per il tricolore azzurro. I primi ad aver parlato di fronte agli auditori (28 consiglieri Irb, più alcuni dirigenti della Rugby World Cup Limited)sono stati gli inglesi, poi l’Italia e dopo Giappone e Sud Africa, mezz’ora per convincerli della scelta, e a parlare si sono alternati il relatore Andrea Rinaldo, ex presidente del Petrarca Padova, Rocco Crimi, sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega allo sport, Sergio Parisse, il capitano della Nazionale e Giancarlo Dondi, il presidente federale.

Dondi è secco nel suo intervento: "Il movimento internazionale - dice - deve aprirsi a nuovi orizzonti. Non si può pensare che la Coppa del Mondo resti di proprietà dei Paesi 'fondatori'. Se davvero si vuole ottenere anche il riconoscimento olimpico, occorre espandersi e l’Irb, quindi, non può restare indifferente di fronte a una proposta come la nostra". Crimi è delegato invece agli aspetti economici della vicenda, sottolineando come: “La settimana scorsa - ricorda - il Parlamento, con tempi che vanno apprezzati, ha votato all’unanimità la proposta di legge che garantisce la necessaria copertura finanziaria per le candidature (80 milioni di sterline per quella del 2015, 96 per quella del 2019, ndr), stamattina la legge stessa, la numero 47 del 2009, è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Anche da questo punto di vista, le nostre credenziali sono più che giuste".

Anche Rinaudo fa sentire la sua voce, ricordando che l’Italia ha stadi fenomenali: "La nostra è una candidatura seria da tutti i punti di vista. Abbiamo le strutture, gli impianti e già abbiamo studiato come risolvere gli eventuali problemi di sovrapposizione di calendario col calcio". E infine capitan Parisse, che da uomo di sport pensa alla crescita che il rugby avrebbe nel cuore della gente: "l’arrivo in Italia della Coppa del Mondo sarebbe un evento straordinario. Il Paese ha fame di rugby: lo dimostra l’attaccamento alla Nazionale, nonostante i risultati del recente passato non siano stati positivi".

E Parisse ha ragione su una cosa, l’Italia deve migliorare e diventare finalmente competitiva, perché se, in caso la candidatura venisse accettata, ci dovessimo presentare con la stessa Nazionale che ha giocato all’ultimo sei Nazioni, allora è meglio che i Mondiali li facciano il più lontano possibile da noi.

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