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Rugby, niente italiane alla Celtic League

La proposta arrivata qualche tempo fa, e rimasta in cantiere fino ad ora, di far partecipare due formazioni italiane alla Celtic League, ovvero il campionato di rugby che vanta una selezione delle migliori formazioni di Galles, Irlanda e Scozia, è stata rispedita al mittente.

All’alba del Sei Nazioni scende infatti in campo il Presidente della Fir, Giancarlo Dondi, il quale sottolinea che il rifiuto è legato ad una questione economica intollerabile, un gioco al rialzo fatto dai britannici che non porta a nulla di buono: ‘le richieste di natura economica da ultimo avanzate dall'International Board, e ritenute dalla Federazione italiana non accettabili per due motivi: l'entità, e perché rivolte ad esclusivo beneficio delle sole selezioni già partecipanti alla competizione’.

Insomma 5 milioni di euro da versare come una specie di tassa per far partecipare Benetton Treviso e Aironi del Po alla Celtic League, una richiesta a detta di Dondi esagerata: ‘Ciò che più mi rincresce è che queste richieste siano emerse solo nella fase finale delle trattative. Nel caso fossimo stati messi preventivamente a conoscenza delle eccessive pretese economiche del Board di Magners, avremmo evitato un lungo e laborioso percorso. Questa amara decisione, che deriva dal solo intento di preservare la dignità del rugby italiano, non può e non deve in nessun modo rappresentare un freno alla crescita del movimento rugbistico nel nostro Paese. Se non si verificheranno ripensamenti da parte del Board celtico, sono sicuro che attraverso percorsi alternativi riusciremo comunque a raggiungere i traguardi che con grande serietà e perseveranza ci siamo prefissati. Nei prossimi mesi lavoreremo con ancor maggiore intensità ed impegno per far sì che le competizioni nazionali possano essere sempre più formative per l'alto livello ed appetibili per gli sponsor ed il grande pubblico’.

La proposta era molto interessante, ma nel momento decisivo il prezzo è stato alzato: ‘Sono stati gli irlandesi, a proporci per primi di entrare nella Celtic – rimarca il Presidente della Fir - . Eravamo entusiasti, ma poi qualcuno ha alzato il prezzo. Troppo. A suo tempo l'entrata nel Sei Nazioni ce la siamo gestita, per sei anni ci siamo arrangiati con le nostre forze. Qui in proporzione ci hanno chiesto un sacco di soldi. Anche per pagare le trasferte dei loro club e l'inevitabile allargamento delle loro 'rose' di giocatori. E del denaro che avremmo dovuto mettere, a noi non sarebbe rientrato neppure un centesimo. Volevano trattare personalmente i diritti televisivi. Insomma, a queste condizioni era davvero dura. Qualcuno sosteneva che io avessi convinto i colleghi dell'International Rugby Board, visto che faccio parte dell'esecutivo, a coprire in qualche modo le spese: vi assicuro che nessuno di loro ha mai aperto bocca, sul tema’.

Insomma un peccato davvero perché il fatto di potersi confrontare con le più forti squadre dell’Europa del nord sarebbe stata un’occasione di crescita fantastica per i giocatori e di sicuro motivo di grande interesse per gli appassionati del rugby che ora dovranno farsene una ragione.

 (foto © LaPresse)

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