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Vancouver, lotta al doping: tolleranza zero!

Puntuale come le Olimpiadi stesse è partita la lotta al doping! Jacques Rogge, presidente del Cio non ha dubbi su quale sia la strada da seguire a Vancouver, e se dopo l’esperienza di Salt Lake City 2002 e Torino 2006, l’arma più efficace si è scoperta essere quella dei controlli a sorpresa... allora ben vengano!

Continueremo con i controlli a sorpresa – comincia Rogge in conferenza stampa -, la nostra arma per scovare chi imbroglia, e conserveremo i campioni per otto anni, come abbiamo fatto a Pechino’. Peggio della polizia scientifica di CSI l’unità operativa dei test antidoping si posizionerà a Richmond, sobborgo di Vancouver, e lavorerà 24 ore su 24 in una caccia al dopato senza precedenti, che porterà 2.425 esami ufficiali delle urine e del sangue, più i controlli a sorpresa.

Se vedremo un atleta sparire mentre non è in gara e poi riapparire, vogliamo sapere perché - continua il presidente del Cio -. Se a un certo momento vediamo che un atleta migliora le sue prestazioni in un modo non molto naturale, lo terremo d'occhio’, in più sarà determinante la collaborazione tra le singole Federazioni ed il Cio per andare a scovare differenze tra i parametri in possesso a ciascuno dei due.

Vogliamo mandare un forte messaggio agli atleti, il doping è inaccettabile’, queste le parole di Jeremy Luke, direttore del dipartimento antidoping del Vanoc, che ha tra l’altro raggiunto un accordo con la polizia la quale segnalerà al Cio qualunque atleta cercherà di portare sostanza dopanti nel paese, una collaborazione ottenuta con difficoltà, ma come spiega Emmanuelle Moreau, portavoce del Cio: ‘lavorare al fianco delle autorità locali per assicurarsi che le appropriate misure siano prese per individuare i potenziali truffatori’.

In più per gli azzurri un’ulteriore penale, tutti gli atleti hanno firmato un giuramento che prevede sborsino 100mila euro in caso fossero trovati positivi a sostanze dopanti: ‘Si tratta di un'appendice al contratto degli atleti, la firmeranno anche gli altri componenti della delegazione: medici, dirigenti, tecnici - spiega Pagnozzi -. Visto che, come è avvenuto per Rebellin possiamo chiedere i danni d'immagine all'atleta, ma considerato che può avvenire dopo procedure che possono durare anche 2 o 3 anni abbiamo deciso, con questa appendice, che dopo la positività accertata anche dalle controanalisi abbiamo tutti i diritti a chiedere il pagamento di questa penale’.

Giusto, giustissimo controllare che nessuno faccia uso di doping, anche se forse l’unico aggettivo per descrive tutto questo è… triste!

 (foto © LaPresse)

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