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Vertical Running, la campionessa del mondo è italiana

34 anni e una gran voglia di salire, letteralmente! E’ la storia di Daniela Vassalli, bergamasca, campionessa del mondo di Vertical Running, la scalata nel minor tempo possibile dei gradini dei grattacieli più alti del mondo. Una passione scoperta appena da 5 anni, dopo una vita sedentaria, che ora le sta regalando una gioia inaspettata come lei stessa racconta in un’intervista a Repubblica.

Tanti successi per lei, l’ultimo sulla 'Torre de Collserola' a Barcellona, preceduto dalle battaglie a colpi di gradini a Milano e Berlino, ma anche negli Staes con il secondo posto nella salita alla cima dell’Empire States Building, anche se la più grande emozione rimane l’impresa di Barcellona che lei racconta così: “I primi venti piani erano all'esterno, su una scala antincendio, fuori pubblico e parecchie televisioni. Avevo un problema al piede sinistro ed allora mi sono aiutata con le mani. Ero la prima a partire (si corre a cronometro, una concorrente alla volta), e le altre hanno imitato il mio nuovo involontario stile".

Una passione appena scoperta la sua: "Io ho trentaquattro anni, ho iniziato il Vertical running lo scorso anno e fino a 29 anni facevo una vita sedentaria. Ho fatto un po' di atletica dai 10 ai 12 anni – continua -, ma dai 13 in poi sono stata completamente inattiva fino ai 29. Poi, dopo due gravidanze, ho ricominciato a fare qualcosina, ma giusto per rimettermi un po' in forma. Ho iniziato a fare camminate, sono passata alle corsette, poi piano piano ho cominciato a usare il cronometro".

Fino a conoscere questa nuova disciplina, il Vertical Running: "Mi hanno chiamata lo scorso anno, il mio sponsor, l'Italcementi mi ha proposto un impegno in questa disciplina e io ci ho messo il massimo impegno come negli allenamenti, dove contrariamente a quanto si possa credere, non facendo solo le scale. Nella mia casa ho 110 gradini dal garage fino all'ingresso e non disdegno di farle, ma la mia preparazione è rigorosamente sul piano. Mi alleno su una pista ciclabile, con un programma di 120 km a settimana".

Certo è che questa disciplina non paga, come molto spesso accade e come lei stessa racconta: "Io ringrazio la Italcementi ed il suo responsabile Roberto Pesenti, che mi sponsorizzano permettendomi di andare a gareggiare all'estero. Per il resto non si guadagna nulla, si fa solo per passione, ed è un peccato perché per cominciare bastano un paio di scarpe leggere, volontà e umiltà. A chi inizia questo sport consiglio la politica dei piccoli passi, guardare i piccoli progressi senza ispirarsi a chi è ad alti livelli. L'età poi non conta. C'è chi lo pratica anche a 80 anni".

Come lei anche i suoi figli hanno un’innata passione per lo sport: “Francesco ha 14 anni e gioca a calcio nella Gallinese, Sebastiano ha 11 anni ed ha appena stabilito il record italiano dei 1000 metri su pista nella categoria esordienti". Infine una battuta, prende mai le scale? "Mai".

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